1teofilo1
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Oggetto: Amo la comunita' ? Gio Mag 29, 2008 8:56 pm |
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AMO LA MIA COMUNITÀ? di Pino Tarantino
"Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero" (Atti 9:31).
La Comunità locale si distingue da tutte le associazioni di carattere culturale e religioso. Essa non è un club religioso, né un'istituzione umana, ma un organismo vivente edificata dal Signore stesso mediante l'opera dello Spirito Santo. Non è un'organizzazione umana, ma una comunità di credenti che si amano e si radunano nel nome del Signore per lodarLo, glorificarLo e servirLo e che hanno un solo scopo: adempiere al mandato di Cristo Gesù: "Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato." Tutto questo dimostra l'importanza della Comunità locale, la necessità di frequentarla assiduamente, di amarla e di impegnarsi in essa: "Facciamo attenzione gli uni agli altri per stimolarci all'amore e alle buone opere, non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno" (Ebrei 10:24,25). I credenti che vivono ai margini della comunità e che frequentano saltuariamente le riunioni, senza essere coinvolti nella vita della chiesa, non cresceranno e non matureranno mai completamente né saranno usati dal Signore nell'opera Sua. L'individualismo e l'isolamento spirituale sono pericolosi e contrari all'insegnamento biblico: "Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto" (Ecclesiaste 4:9-12). Alla luce di tutto ciò è comprensibile che ogni credente "nato di nuovo" deve poter affermare: "Io amo la mia Comunità", ma oltre che dirlo deve dimostrarlo. Nella chiesa locale ci sono: - Credenti che considerano la comunità locale quasi come un club dove ognuno può fare quello che vuole; - Credenti che desiderano ricevere sempre considerazione ed affetto dagli altri, ma che non sono disponibili a dare qualcosa di sé ed a donarsi per i propri fratelli; - Credenti indipendenti ed individualisti che non hanno afferrato che cosa voglia dire essere solidali e coinvolti nella vita della chiesa, nel servizio e nella testimonianza. La chiesa del Nuovo Testamento, pur non esente da problemi, era formata da credenti ripieni dello Spirito Santo che studiavano e meditavano la Parola ed avevano una vita di preghiera individuale e comunitaria. Essi conducevano una vita familiare coerente, avevano una testimonianza efficace ed erano conquistatori d'anime per Cristo. Tutti erano impegnati nell'evangelizzazione e nelle cose pratiche. Cercavano e promuovevano la comunione fraterna e l'unità. Realizzavano la presenza del Signore in mezzo a loro, la guida dello Spirito Santo nel radunamento, il sacerdozio di tutti i credenti e l'esercizio di doni spirituali. Le nostre chiese locali devono rispecchiare questo modello. Vorrei esaminare alcuni aspetti per i quali ciascun credente può dire di amare la sua comunità: IO AMO LA MIA COMUNITÀ, PERCHÉ QUI POSSO CRESCERE La crescita e lo sviluppo della chiesa locale dipendono dalla crescita d'ogni membro di chiesa. Nel corpo umano tutte le membra crescono insieme e contemporaneamente. Immaginate se per assurdo dovessero crescere più le braccia che il resto del corpo oppure maggiormente le orecchie o il naso, o la bocca o i piedi. Sarebbe un corpo goffo. Un corpo deve crescere in modo armonico e fisiologico. Così deve essere nella chiesa. Il ritardo nella crescita di un membro si ripercuote sulla testimonianza collettiva: "Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell'amore" (Efesini 4:16). La chiesa si svilupperà, raggiungerà la maturità nella misura in cui tutti i suoi membri crescono e si sviluppano. Tutti quindi siamo coinvolti. La nostra vita spirituale non riguarda solo noi, non è solo un affare personale, ma riguarda tutta la comunità. Bisogna comprendere cosa significa essere dei veri discepoli di Cristo; discepoli che hanno un supremo amore per Cristo, pronti al sacrificio di sé, a morire a se stessi, alla rinuncia ed alla sofferenza: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, e la moglie, i fratelli, le sorelle e persino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Perché non succeda che, quando ne abbia posto le fondamenta e non la possa finire, tutti quelli che la vedranno comincino a beffarsi di lui, dicendo: "Quest'uomo ha cominciato a costruire e non ha potuto terminare". Oppure, qual è il re che, partendo per muovere guerra a un altro re, non si sieda prima a esaminare se con diecimila uomini può affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano, gli manda un'ambasciata e chiede di trattare la pace. Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo" (Luca 14:26-33). Naturalmente per essere discepoli, bisogna essere disponibili ad imparare con umiltà. Quanti membri di Chiesa deboli, malfermi, rachitici, che invece di contribuire alla crescita della chiesa, sono un peso! Quanti compromessi, quanta superficialità, quanta mediocrità, quanta carnalità, quante rivalità, quante tensioni, quante incomprensioni, quanta apatia, quanta mondanità, quanta miseria spirituale, quante situazioni contorte e sbagliate a volte si vengono a creare. Le nostre comunità hanno urgente bisogno di credenti maturi, santi, separati dal male, che non siano sballottati qua e là da ogni vento di dottrina, ma che siano in grado di aiutare gli altri. Dio non vuole che rimaniamo bambini, ma desidera che cresciamo in ogni cosa verso colui che è il Capo, Gesù Cristo. La Comunità locale ci offre il cibo adatto per questa crescita: "Fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo" (Efesini 4:13-15). L'imperativo per ogni credente rimane: "Crescere": "Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen" (2Pietro 3:1 . Per crescere, dobbiamo nutrirci della Parola di Dio e questo avviene a livello personale ma soprattutto a livello comunitario: "Come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale, perché con esso cresciate per la salvezza, se davvero avete gustato che il Signore è buono" (1Pietro 2:2,3). Dobbiamo meditare e studiare sistematicamente la Parola, non solo per una semplice conoscenza intellettuale, ma per metterla in pratica: "Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai" (Giosuè 1: . continua |
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