1teofilo1 Admin

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| Oggetto: Betlem Mer Mag 14, 2008 3:31 pm | |
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MESSAGGI DI BETLEM I TRE MONDI Una delle pagine meravigliose, la cui letture ricordo con piacere è il prologo, “ I due mondo” all’Ebreo errante di E. Sue. Due grandi peccatori, condannati ad errare fino alla redenzione della loro anima, venienti per vie diverse, dopo essere passati traverso uno spaventevole uragano, sperano vedersi agli estremi confini del mondo, allo stretto canale di bering, e, in un momento di rifrazione luminosa, causato dall’aurora boreale i due strani viaggiatori sembrarono avvicinati, ma la luce si dileguò subito, ed essi ripresero per diverse direzioni, il loro solitario cammino. Questo ricordo mi ha suggerito il titolo a questo scritto : “I tre mondi”. Tre continenti si riunirono alla mangiatoia di Betlem, alla nascita di Gesù. L’Europa apparve in Erode, rappresentante il potere di Roma; l’Asia nei Magi, rappresentanti la sapienza della Persia; l’Africa nella fuga del bambino Gesù in Egitto, l’antica casa del popolo d’Israele. Così un grande pensatore. Questi continenti avevano tre caratteri spiegati, e pressocchè inconciliabili. Da una parte, l’elemento attivo e pratico del popolo Romano, da un’altra, l’elemento mediativo, intellettuale della Persia; e l’Egitto, poi dava l’idea di una vita di là della tomba. Ognuno di questi tre elementi viveva in una sfera propria. V’era sempre stata una profonda antipatia tra l’Egitto e l’Asia, e Roma aveva desiderato portare dovunque le sue aquile ed imporre ferree leggi. Però, questi tre ideali, incompleti ciascuno in se stesso, ma formanti una grandiosa unità, non dovevano perire, e tutti e tre si uniscono nel divino bambino alla culla di Betlem. Difatti, viveva il Romano di vita pratica, e Gesù fu operoso ed energico, di un’attività tale, che contrastava con l’ambiente e clima stanco degli orientali. Ma la sua energia fu temperata, in modo mirabile, dalla più dolce e profonda contemplazione. Se il Persiano amava le ore di quiete. Gesù fu il vero amico della solitudine, nella quale si ritirava, stanco di lunghi lavori, a vivere in comunione col Padre suo. Dunque, attivo e contemplativo fu Gesù più che altri mai prima o dopo di lui sia stato, senza che la immensa attività abbia sviluppato un carattere aspro, o la contemplatività ne abbia fatto un sognatore. Nuovo campo Egli apre alle energie ed al pensiero. A questi due elementi aggiunge un terzo. L’Egitto, la terra delle piramidi, le tombe secolari dei Faraoni, simboleggia l’immortalità. Grande era la cura degli Egiziani nell’imbalsamazione dei cadaveri che intendevano preservare dall’opera distruttrice del tempo. E Gesù rappresenta la vita. Innanzi al monumento di Lazzaro, in risposta alla dolente Marta, Egli esclama: “Io sono la resurrezione e la vita; chiunque crede in me, benchè sia morto vivrà. E chiunque vive e crede in me non morrà giammai in eterno”.
continua |
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