Cristiani Evangelici Pentecostali
 
IndicehomeFAQCercaRegistratiAccedi

Condividi | 
 

 1. La condotta cristiana e il regno

Andare in basso 
AutoreMessaggio
teofilo
Admin
avatar

Messaggi : 2116
Punti : 6289

060813
Messaggio1. La condotta cristiana e il regno

1. La condotta cristiana e il regno — 2 Pietro 1:3-18


«La sua potenza divina ci ha donate tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà». Per la fede in Lui, le «preziose e grandissime promesse» sono nostre. La vita eterna, lo Spirito Santo, le relazioni di figli col Padre, l'eredità ecc..., sono tutte già annunciate e promesse nel Vecchio Testamento ed ora date alla fede (2 Tim. 1:2, Tito 1:2, 1 Giov. 2:25, Atti 1:4, 2:39, Efesini 1:13, 2 Cor. 7:1, Rom. 4:13-21, Galati 3:15-29).

Tutte queste promesse sono realizzate in Cristo (2 Cor. 1:20-22). Avendo noi la natura divina in quanto credenti, tutto ciò che riguarda la pietà è anche nostro; e Pietro parla in dettaglio di queste cose nei v. 5-7 del primo capitolo.

Dio che ce le ha date, facendoci così fuggire «dalla corruzione che è nel mondo per via della concupiscenza», ci ha chiamati «mercé la propria gloria e virtù». Queste due cose sono caratteristiche della sua chiamata: la gloria per il cielo, la virtù per avanzare, sulla terra, nel cammino che porta alla gloria.

Ma i doni immensi che possediamo ci rendono responsabili di «aggiungere» l'una all'altra le cose dei v. 5-7. Se desideriamo glorificare Dio la nostra condotta dev'essere la manifestazione ininterrotta di tutti quei caratteri che concernono la vita e la pietà. È come una catena alla quale nessun anello deve mancare; se no, il nostro cammino di testimoni sarà interrotto prima di giungere al termine.

Ahimè! Questo è capitato nella vita di molti uomini di Dio. Molti hanno cessato di aggiungere queste cose l'una all'altra e, invece di terminare la loro carriera, non ne hanno percorso che una parte. Uno solo, Cristo, il «perfetto esempio di fede», l'ha percorsa in modo perfetto e completo; e noi, perché non lo seguiamo «senza vacillare»? Non ne abbiamo ricevuto dalla sua «divina potenza» la forza necessaria?

«Mettendo in ciò... ogni premura» abbiamo da «aggiungere» queste cose: alla fede nel Signore la virtù, l'energia spirituale che ci separa dal male per raggiungere la meta, costi quel che costi; la conoscenza, l'intelligenza dei pensieri divini riguardo al cammino da fare; la continenza, la temperanza, il controllo di noi stessi, la pazienza nelle difficoltà, la pietà che si realizza nella comunione con Dio e cerca in ogni cosa la sua gloria, e questo riguardo alle nostre relazioni con Dio; l'amore fraterno nei nostri rapporti con la famiglia di Dio; e l'amore che coinvolge i nostri rapporti d'intimità col Padre e col Figlio.

Ho detto che uomini di fede, e sovente anche eminenti, hanno visto il loro cammino di testimoni interrotto per non aver «aggiunto» queste cose. Così, il giusto Lot mancò di virtù all'inizio della sua vita; Noè e Davide di continenza; Mosè ed Elia di pazienza; Salomone di pietà. Si potrebbero moltiplicare gli esempi. Quale fu il risultato per quei credenti? Lot fu salvato come attraverso il fuoco; Noè perdette il titolo di capo della creazione rinnovata; la spada non s'allontanò più dalla casa di Davide; Mosè non entrò nella terra promessa; Elia dovette ungere Eliseo profeta al posto suo; e Salomone fu la causa della divisione e della rovina del suo regno.

Questi uomini di Dio non furono dunque salvati? Certo che lo furono, poiché vediamo apparire Mosè e Elia sul monte Santo nella stessa gloria del Figlio dell'Uomo, ma tutti hanno mancato. Alcuni di loro sono stati, senza dubbio, ristabiliti dalla disciplina, ma altri, per la loro infedeltà, furono privati della loro corona.

Aggiungendo fedelmente queste cose l'una all'altra, noi «renderemo sicura» la nostra «vocazione ed elezione»; non certo nel cuore di Dio, ma nel nostro cuore, ed anche in quello dei nostri fratelli, come si vede in 1 Tess. 1:3-4: «Ricordandoci del continuo... dell'opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore, e della costanza della vostra speranza nel nostro Signor Gesù Cristo; conoscendo fratelli amati da Dio, la vostra elezione». Chiunque aggiunge queste cose proseguirà il suo cammino con la benedetta consapevolezza dei suoi privilegi.

Queste riflessioni ci portano al soggetto speciale sul quale desidero insistere. I credenti ai quali Pietro si indirizza dovevano vivere in vista dell'entrata nel regno; Dio aveva dato loro una speranza che doveva potentemente influenzare il loro cammino e renderli premurosi nel fare il bene. «Facendo queste cose — dice l'apostolo — non inciamperete giammai, poiché così vi sarà largamente provveduta l'entrata nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo». Il regno eterno era la meta del loro pellegrinaggio; lo avrebbero ben presto condiviso con Cristo. Quando il Nuovo Testamento ci parla di responsabilità nel servizio, ci presenta sempre come meta del nostro cammino la venuta del Signore con i suoi per regnare, e non la sua venuta per rapire i santi.

Notiamo questa parola: «Vi sarà largamente provveduta l'entrata»; tale è la fine d'un cammino fedele. L'entrata è data atutti, ma non a tutti «largamente». Il credente può avere una larga o una stretta entrata. Quest'espressione mostra molto bene ciò che la nostra infedeltà ci fa perdere. Abbiamo noi la speranza d'essere salvati come «attraverso il fuoco», oppure di trovare spalancata, al termine del nostro pellegrinaggio, la porta che ci darà accesso nella gloria del regno?

Queste cose avevano una grande importanza agli occhi dell'apostolo Pietro; infatti egli dice: «Perciò avrò cura di ricordarvi del continuo queste cose, benché le conosciate, e siate stabiliti nella verità che vi è stata recata». I credenti ai quali s'indirizzava, come anche noi, purtroppo, erano in pericolo di dimenticarle e di lasciarsi andare alla sonnolenza spirituale. La loro attività aveva perso il suo primo slancio, e la loro speranza il suo sapore. Così egli aggiunge: «E stimo cosa giusta, finché sono in questa tenda, di risvegliarvi ricordandovele». E più avanti: «Ma mi studierò di far sì che dopo la mia dipartenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose». Poi è come se dicesse: Quanto a me, ho visto questo regno con i miei occhi. Ho assistito sul monte santo alla potenza e alla venuta del nostro Signore Gesù Cristo. Ho contemplato in anticipo la sua maestà futura. Lui, il Signore, l'ha avuta quella larga entrata! Poiché Egli ricevette da Dio Padre onore e gloria quando giunse a lui quella voce dalla magnifica gloria: «Questo è il mio diletto Figliuolo, nel quale mi sono compiaciuto!». Dio gli ha dato, l'ho udito con le mie orecchie, il nome di «diletto», oggetto delle sue delizie.

Tale è l'entrata del Signore Gesù nel suo regno. Ogni potestà gli è data, nel cielo e sulla terra, in virtù della sua obbedienza. Il testimone fedele, il Capo e perfetto esempio di fede, ha «aggiunto» queste cose in un modo perfetto, e fino alla fine. Egli sarà acclamato con le parole del Salmo 24: «O porte, alzate i vostri capi; e voi, porte eterne, alzatevi; e il Re di gloria entrerà. Chi è questo Re di gloria? È l'Eterno, forte e potente, l'Eterno potente in battaglia. O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà. Chi è questo Re di gloria? È l'Eterno degli eserciti; egli è il Re di gloria».

A Lui pure si indirizzano le parole del Salmo 45: «Cingiti la spada al fianco, o prode; vestiti della tua gloria e della tua magnificenza. E nella tua magnificenza, avanza sul carro, per la causa della verità, della clemenza e della giustizia; e la tua destra ti farà vedere cose tremende. Il tuo trono, o Dio, è per ogni eternità; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura. Tu ami la giustizia e odi l'empietà. Perciò Iddio, l'Iddio tuo, ti ha unto d'olio di letizia a preferenza dei tuoi colleghi».

Quanto a noi, fratelli, non possiamo entrare nel suo regno come Lui, ma possiamo entrarvi con Lui! Egli non vi entrerà solo.

Pietro lo aveva visto sul «monte santo», nel carattere ch'Egli avrà quando ritornerà. Lo aveva visto con Mosè ed Elia per compagni, tipo dei santi «risuscitati» e dei santi «tramutati», i quali formeranno il suo corteo nel giorno del suo regno eterno.

Se siamo fedeli, se «aggiungiamo queste cose» in vista della sua apparizione, le porte eterne che si alzeranno per Lui non si abbasseranno per noi, e saremo salutati, al nostro arrivo, con queste parole: «Va bene, buono e fedele servitore; ...entra nella gioia del tuo Signore!»
Torna in alto Andare in basso

 Argomenti simili

-
» Storia del Cristianesimo antico - Prof. Otranto
Condividi questo articolo su: diggdeliciousredditstumbleuponslashdotyahoogooglelive

1. La condotta cristiana e il regno :: Commenti

Nessun Commento.
 

1. La condotta cristiana e il regno

Torna in alto 

Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
 :: Betesda :: Note Bibliche di Henri Rossier-
Vai verso:  
Parole chiave
FATTO anno nome montisci immagini innalzo proprio mondo MIRACOLO GESù amor