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 La salvezza

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teofilo
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La salvezza
Fredy Gfeller


Da questi due concetti, la grazia di Dio e la fede che la riceve, risulta la liberazione dell’uomo caduto sotto il dominio del male. Fin dai tempi più antichi, la via della salvezza passa per questi due punti inseparabili: la grazia da parte di Dio e la fede da parte dell’uomo. La cosa è ben evidente nella storia di Abrahamo quando è detto: «Egli credette all’Eterno, che gli contò questo come giustizia» (Genesi 15:6). Sotto il regime della legge data da Dio a Mosè al Sinai, benché l’ubbidienza a questa legge sia stata la condizione per essere accettato davanti a Dio, nessuno ha potuto soddisfarne le esigenze. All’Israelita pio era stata data la possibilità di avvicinarsi a Dio mediante il sacrificio di una vittima. Questo era già un’anticipazione del sacrificio perfetto di Gesù Cristo che avrebbe poi offerto se stesso come vittima espiatoria.

Il rituale istituito dalla legge di Mosè comportava numerosi sacrifici di animali. Tutti prefiguravano il sacrificio di Gesù Cristo alla croce del Calvario. Con questo Dio voleva già mostrare che il peccato nel quale l’uomo è caduto gli impediva totalmente di avere una relazione con Lui, unica sorgente di felicità e di vera vita; per cui era necessario che una vittima morisse al posto dell’uomo peccatore. Così dunque, nel corso degli anni, lo stesso rituale continuava, pur mostrando tutta la sua insufficienza.

Ma Cristo è venuto per compiere la legge. In effetti, tutto ciò che i riti dell’Antico Testamento rappresentavano è stato realizzato in modo perfetto dal Signore Gesù. Non soltanto la vita di Gesù è stata conforme alla legge divina, ma la punizione che la legge formulava è stata subita dal Signore quando ha preso su di sé la nostra colpevolezza. Nulla rende necessario la ripetizione dell’opera della croce e nulla può esserle aggiunto. «Noi siamo stati santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre» (Ebrei 10:10).

Per essere consapevoli di avere bisogno di salvezza, dobbiamo prima di tutto accettare il fatto che siamo perduti. Se ci basiamo sui nostri sforzi per correggere i nostri difetti e migliorare la condotta, andremo incontro a un doloroso fallimento. Presto o tardi dovremo ricominciare senza mai arrivare a una vera liberazione. Chi ha fatto quest’esperienza deve dire come l’apostolo Paolo: «Misero me uomo, chi mi libererà?» (Romani 7:24). È allora che la mano soccorritrice del Salvatore potrà essere afferrata, quella mano trafitta alla croce. Allora il cuore riceverà la meravigliosa dichiarazione del Signore Gesù: «Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita» (Giovanni 5:24). Sì, passato dalla morte alla vita, cioè salvato dallo stato di morte morale e dalla condanna eterna che ne è la conseguenza, e introdotto in una nuova sfera, quella della vita eterna.
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