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  Giosue Capitolo 11

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Messaggio Giosue Capitolo 11

Giosue Capitolo 11
Henri Rossier
11.1 La vittoria di Hatsor

Giunti alla descrizione del combattimento finale, che apre tutta la Palestina a Israele, ricordiamo che il possesso di Canaan è il grande soggetto del libro di Giosuè, e che il paese della promessa corrisponde in figura a ciò che sono per noi «i luoghi celesti». Ma fra le cose che questi contengono, vi abbiamo un possedimento speciale: Cristo. Noi siamo «benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo». Dio vuole che ci appropriamo delle ricchezze di Colui nel quale siamo, e che i nostri cuori entrino in quelle cose in modo che divengano nostre. Non dico di entrarvi solo con l’intelletto, che può, fino a un certo punto, afferrarle ma non in un modo durevole. Tutto ciò che non è stato afferrato per la fede sfugge dalle nostre mani come acqua. Occorre che le nostre affezioni siano veramente in quelle cose perché divengano la nostra proprietà; e, prima di tutto, l’oggetto che deve riempire i nostri cuori è Cristo, poiché senza Lui le cose celesti, per se stesse, non li riempirebbero. Ecco perché è detto: «Cercate le cose di sopra, dove Cristo è seduto alla destra di Dio».

Questo è il grande soggetto del libro di Giosuè. Ma ce n’è un altro. Quando Dio pone le cose celesti davanti alle nostre anime, Satana cerca, con tutti i mezzi, di impedircene il godimento. Di qui il combattimento, aperto o nascosto, che abbiamo da sostenere, e il cui esito è fatalmente una disfatta, se Satana riesce a farci volgere lo sguardo verso il mondo, alle cose della terra, oppure su noi stessi. Fra il capitolo 1 e l’11 del libro di Giosuè, voi trovate tutti questi tipi di attrazione. Ma quando il cuore è puro e diritto davanti a Lui, Dio si serve delle esperienze per insegnarci a diffidare sempre più di noi stessi, a confidare in Lui, e condurci a prendere finalmente quella posizione elevata dalla terra, quella di un cristiano che cammina umilmente in questo mondo, poiché ha il suo cuore e le sue affezioni nel cielo.

In questo cap. 11 vediamo una nuova confederazione unirsi a quella del cap. 9 (quella del cap. 10 era stata distrutta), per costituire un’armata formidabile, «un popolo innumerevole, come la rena che è sul lido del mare» (v. 4); Satana cerca ora di schiacciare Israele sotto il numero. È l’inimicizia aperta del mondo contro il popolo di Dio. Non si tratta più di stratagemmi, ma di una lotta in aperta campagna, e questo è ciò che incontreremo sempre quando, in uno spirito di umiltà e di ubbidienza, abbiamo smascherato le insidie di Satana; egli solleverà il mondo contro di noi.

Gli uomini si uniscono in alleanza per far la guerra a Dio quando la loro inimicizia contro a Dio è giunta al colmo. Di solito si uniscono collo scopo di migliorare il mondo, dando luogo alle società politiche, filantropiche, religiose, che vogliono civilizzare, istruire, moralizzare i loro simili. Quanto poco gli uomini, e perfino i cristiani, si rendono conto che tutta quell’attività, in apparenza lodevole, è un’opposizione nascosta a Dio, alla sua Parola e ai suoi disegni di grazia! Dio non cerca di migliorare l’uomo; non può smentire la sua Parola che lo dichiara perduto e senza risorse. Ora, se questa verità fondamentale non è accettata, l’uomo non ha bisogno di salvezza, né di redenzione per il sangue di Cristo! Le migliori alleanze degli uomini non sono, insomma, che una guerra mascherata dell’uomo naturale contro Dio.

Nel nostro capitolo troviamo la guerra aperta contro di Lui, contro i suoi santi. I tempi della fine manifesteranno quest’inimicizia dell’uomo pervenuta alla sua maturità allorché il residuo fedele d’Israele sarà preso di mira dal mondo sollevato da Satana contro la testimonianza di Dio. Così è qui; la confederazione ha un capo: un gran centro di radunamento, la gran città di Hatsor, che era «la capitale di tutti quei regni»; un esercito innumerevole, una gran quantità di cavalli e carri. Il mondo intero, con tutte le sue forze, ha fatto lega contro Israele.

Queste cose si ripetono per noi oggi. È detto che «tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Giovanni 5: 4). È anche detto ai giovani: «Voi siete forti, e la parola di Dio dimora in voi, e avete vinto il maligno» (1 Giovanni 2: 14), vale a dire il principe di questo mondo. Notiamo, in questi due passi, che le armi della nostra guerra sono la fede e la Parola. Era per la Parola che quei «giovani», come Cristo nel deserto, avevano vinto Satana. Qui la stessa verità riappare. Dalla fine del cap. 8, la Parola aveva preso il suo posto nei cuori e nei pensieri di Giosuè e del popolo. Al cap. 10, essa conserva quel posto (v. 27, 40); al cap. 11, è divenuta l’abitudine della loro condotta in ogni cosa. «Giosuè li trattò come gli aveva detto l’Eterno» (v. 9). Egli li distrusse interamente, come Mosè, servitore del Signore aveva ordinato (v. 12). Leggiamo ancora: «Come l’Eterno aveva comandato a Mosè, suo servo, così Mosè ordinò a Giosuè, e così fece Giosuè; il quale non trascurò alcuno degli ordini che l’Eterno aveva dato a Mosè» (v. 15), cioè che «li distruggesse come l’Eterno aveva comandato a Mosè» (v. 20).

Inoltre, è da notare che Giosuè non si accontenta di obbedire a un comandamento speciale, come si vede al v. 9, e come fece tante volte prima, e neppure di lasciare ad altri la cura di compiere tutto ciò che Mosè aveva comandato (8:35); quell’uomo di Dio, pervenuto al termine della sua cariera, non aveva omesso alcuna cosa di tutto ciò che il Signore aveva comandato a Mosè. La Parola, tutta intera, quale gli era allora stata comunicata, era oggetto della sua scrupolosa attenzione e dirigeva il suo cammino. Quale potenza ciò conferisce! Al cap. 8, la Parola formava il cuore e i pensieri di Giosuè; qui, quella spada dello Spirito arma il suo braccio. Satana non può nulla contro ad essa.

A questa scuola della parola di Dio si impara a giudicare tutte le risorse della potenza umana. Il fedele riconosce in esse degli oggetti di giudizio; non sa che farne. Secondo la parola di Dio, egli «tagliò i garetti ai loro cavalli, e dette fuoco ai loro carri» (v. 9). Poi «dette Hatsor alle fiamme» (v. 11, 13). La capitale del mondo non può divenire un centro per Israele. La cosa rimane sempre vera, si tratti di Hatsor, di Roma o di Babilonia; e se Babilonia non è ancora bruciata col fuoco, sia tale per il nostro spirito. Tutti i princìpi di questo mondo, ciò che lo governa, che costituisce il suo centro di attrazione, dev’essere per noi una cosa giudicata, alla quale non abbiamo alcuna parte, come Israele non ne aveva ad Hatsor. Le altre città restano e Israele ne preda il bottino, affermando così, in accordo colla parola di Dio, il suo diritto di prendere possesso pienamente di Canaan. Ma la vittoria fu grande e completa; «senza lasciare anima viva» (v. 14). La spada aveva esercitato il giudizio di distruzione, come il Signore aveva comandato. In senso spirituale, la fedeltà per il credente consiste nel mettere l’uomo naturale sotto la spada del giudizio. Esso non deve sussistere nella terra della promessa.

Ah, se questo fosse durato, sarebbe stato bello e degno di Dio. Ma vedremo che non è durato.
11.2 Gli Anakiti

Satana è vinto, la sua ultima armata distrutta, le sue città prese; che rimane ancora? Israele trova sul suo cammino i motivi di spavento che l’avevano fatto cadere in principio, cioè gli Anakiti che avevano fatto struggere i loro cuori e gli avevano impedito di salire arditamente per possedere il paese. Le spie dicevano allora, per diffamare il paese di Canaan: «Noi vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti; appetto ai quali ci pareva d’essere locuste» (Numeri 13:33). Ma quale impressione potevano produrre i figli di Anak sullo spirito di colui che va avanti colla parola di Dio? La vittoria è sua. «Giosuè si mise in marcia e sterminò gli Anakiti» ed anche le loro città, «città grandi e fortificate fino al cielo» (Deut. 9: 1), «Giosuè li votò allo sterminio, con le loro città» (v. 21).

Giosuè contava sulla promessa di Dio: «L’Eterno è quegli che marcerà alla tua testa, come un fuoco divorante; ei li distruggerà e li abbatterà davanti a te» (Deuteronomio 9:3). Come i nostri timori e i nostri spaventi di una volta ci sembrano puerili e meschini quando camminiamo con Dio! Che cos’è un uomo di «sei cubiti e un palmo» e con una corazza di 5000 sicli di rame, davanti al Dio sovrano, creatore dei cieli e della terra, dominatore di tutta la terra? Davanti a Lui tutte le cose sono abbassate, ed Egli abbasserà tutte le cose davanti ai suoi. «E il Dio della pace triterà tosto Satana sotto i vostri piedi» (Rom. 16: 20).
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