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 Giosue Capitolo 24

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Giosue Capitolo 24
Henri Rossier
Capitolo 24: La grazia opposta alla legge

In questo capitolo, Dio, per bocca del suo servitore, riassume tutte le sue vie di grazia verso Israele, dalla vocazione d’Abrahamo fino al pieno possesso di Canaan. Se il popolo fosse stato savio, sensibile a quella misericordia instancabile, non fidandosi di se stesso, avrebbe detto al Signore: Che la tua grazia, la tua grazia sola, continui a guardarci e a condurci. Ma la sua follia lo fa confidare in se stesso e dice: «Noi serviremo l’Eterno».

Il fatto che Dio termini questa storia colla manifestazione della sua grazia, ha anche importanza per noi. Introdotti nei luoghi celesti per goderne, Dio ci sostiene colla sua grazia e rafferma i nostri cuori. Ma per ben comprenderla bisogna che il nostro stato ci sia chiaramente rivelato. Così avvenne per Israele: quando fu arrivato in Canaan, considerando le vie di Dio venne la prima volta a conoscenza dell’idolatria dei loro padri (v. 2) e del loro allontanamento da Dio. Lo stesso è per noi. La rovina del primo uomo ci appare nella sua realtà solo quando siamo completamente liberati. Troppo pochi cristiani comprendono questa verità, perché pochi godono delle benedizioni di Canaan, della loro posizione gloriosa in Cristo. Il figlio prodigo sapeva già molte cose quando era in cammino per ritornare da suo padre; il suo peccato, il suo stato miserabile non gli era sconosciuto; ma quando fu introdotto nella casa del padre, egli intese per la prima volta quelle parole: «Questo mio figlio era morto, ed è tornato a vita; era perduto, ed è stato ritrovato». Così, è dopo essere introdotti nelle benedizioni spirituali che l’epistola agli Efesini ci dice che eravamo «morti nei nostri falli e nei nostri peccati».

Tutta la prima parte di questo capitolo ci parla delle vie di Dio in grazia verso il suo popolo terreno. In Abramo (v. 3) troviamo l’elezione, la chiamata; la fede e le promesse si concentrano in Isacco. In Giacobbe ed Esaù (v. 4) c’è la libera scelta della grazia. In Egitto (v. 5), Israele impara a conoscere il perdono. Al Mar Rosso (v. 6), la liberazione. È la grazia ancora che lo sostiene nel deserto (v. Cool, gli fa passare il Giordano (v. 11), e l’introduce in Canaan (v. 13).

La presenza dei nemici non fa che mettere in piena luce la potente grazia di Dio in favore del suo popolo. L’Egiziano che lo teneva schiavo è giudicato; quando vuole riprenderlo è distrutto al Mar Rosso; l’Amorreo che abitava presso il Giordano e si opponeva al loro passaggio è vinto. Balac, il nemico astuto che per mezzo di Balaam avrebbe voluto che Dio distogliesse la sua faccia dal suo popolo, è reso confuso e costretto a udire delle benedizioni dalla bocca chiamata per maledire. Infine, tutte le nazioni fuggono davanti a Israele, come cacciate dai calabroni, senza che il popolo abbia bisogno della sua spada e del suo arco.

Una grazia così meravigliosa doveva impegnare la nazione a seguire il Signore. E noi? Non abbiamo forse ricevuto una grazia più grande ancora? Dio «fece conoscere a Mosè le sue vie, e ai figli d’Israele le sue opere». (Salmo 103:7). Ha forse rivelato loro i suoi consigli? No, quello era riservato a noi. Dio ci ha dato la conoscenza dei suoi disegni più segreti, disegni eterni a riguardo di Cristo; ci ha fatti suoi confidenti! Che grazia!

Ma Israele non ha perduto la fiducia in se stesso. «Noi lo serviremo», rispondono; eppure la loro storia era là per istruirli. «Togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal del fiume, e in Egitto» (v. 14); quegli dei erano dunque ancora in mezzo a loro. Poi, quanto a Canaan, aggiunge: «Quando abbandonerete l’Eterno e servirete dèi stranieri...». Essi non li tolsero mai! L’idolatria riempie tutta la loro storia. La loro rovina sarà completa. La loro sola risorsa era la grazia; ma non l’hanno voluta, e una grande pietra, immagine della legge, resta rizzata, in testimonianza e in giudizio contro a loro, fino a che Israele divenga nuovamente un oggetto di grazia.

Dio, infatti, non si ferma al giudizio; tutta la storia della responsabilità prenderà fine, ma una cosa rimarrà eternamente: la GRAZIA. La grazia che ci ha preconosciuti, predestinati, chiamati, giustificati e glorificati!
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