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 La giovenca rossa

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La giovenca rossa

(Numeri 19)
Charles Henry Mackintosh

La giovenca rossa è un tipo che appartiene eminentemente al deserto. Essa era la risorsa di Dio contro le contaminazioni del cammino. Tipifica la morte di Cristo come purificazione dei peccati, e come risposta a tutti i nostri bisogni durante il pellegrinaggio attraverso un mondo corrotto, per giungere alla nostra patria celeste.

È dunque una figura molto istruttiva e che ci svela una verità molto preziosa. Voglia lo Spirito Santo, che ce ne ha dato conoscenza, spiegarla e applicarla alle nostre anime.
«L’Eterno disse ancora a Mosè e ad Aaronne: Ecco quanto prescrive la legge ordinata dall’Eterno, che disse: Di’ ai figli d’Israele che portino una giovenca rossa, senza macchia, senza difetti, e che non abbia mai portato il giogo» (Numeri 19:1-2).

Se contempliamo il Signore Gesù con l’occhio della fede, non vediamo in Lui soltanto Colui che era senza macchia nella sua santa Persona, ma pure Colui che non portò mai il giogo del peccato. Lo Spirito Santo è sempre un guardiano geloso della gloria di Cristo, e trova il suo piacere a presentarlo all’anima in tutta la sua eccellenza ed il suo valore supremo.

Ecco perché ogni tipo ed ogni immagine, destinati a presentarlo, testimoniano sempre anche di questa grande sollecitudine. Per mezzo della giovenca rossa, sappiamo che il nostro Salvatore benedetto non era soltanto, quanto alla sua natura umana, intrinsecamente puro e senza macchia; ma che, quanto alla sua nascita e alle sue relazioni di famiglia, si era anche mantenuto perfettamente netto da ogni traccia e da ogni apparenza di peccato. Mai il giogo dell’iniquità gravò sul suo collo. Quando parlava del «suo giogo» (Matteo 11, vers. 29) era il giogo d’una sottomissione implicita alla volontà del Padre, in ogni cosa. Fu il solo giogo che portò, e non lo lasciò mai un solo istante, dalla mangiatoia dove, debole e piccolo fanciullo, riposava, fino alla croce ove spirò come vittima.

Se salì sulla croce per espiare i nostri peccati e porre il fondamento della nostra perfetta purificazione da ogni peccato, lo fece come Colui che non aveva mai, in nessun momento della sua vita santa, portato il giogo del peccato. Egli era «senza peccato»; e come tale era perfettamente atto a fare la grande e gloriosa opera dell’espiazione. Altri traducono: «In cui non sia difetto, e su cui non si sia mai posato il giogo». Queste due espressioni sono adoperate dallo Spirito Santo nel testo ebraico per mostrare la perfezione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che era non soltanto senza macchia interiormente, ma esteriormente libero da ogni traccia di peccato.

Né nella sua Persona, e neanche nelle sue relazioni, fu in qualsiasi modo soggetto alle esigenze del peccato o della morte. Entrò realmente in tutte le nostre circostanze e nella nostra condizione; ma non vi fu in lui peccato; e il giogo non gravò affatto sopra di lui.

«La darete al sacerdote Eleazar, che la condurrà fuori dal campo e la farà scannare in sua presenza» (Numeri 19, vers. 3). Noi abbiamo nel sacerdote e nella vittima un doppio tipo della Persona di Cristo. Egli era ad un tempo vittima e sacerdote. Tuttavia non entrò nelle sue funzioni sacerdotali prima che la sua opera, come vittima, fosse compiuta. Ce lo spiegherà l’espressione della fine del vers. 3: «la farà scannare in sua presenza». La morte di Cristo fu compiuta sulla terra; non poteva perciò essere presentata come l’atto del sacerdozio, poiché il cielo, non la terra, è la sfera del suo servizio di Sacerdote.

L’apostolo, nell’epistola agli Ebrei, dichiara espressamente che «abbiamo un sommo sacerdote tale che si è seduto alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e del vero tabernacolo, che il Signore, e non un uomo, ha eretto. Infatti, ogni sommo sacerdote è costituito per offrire doni e sacrifici; è perciò necessario che anche questo sommo sacerdote abbia qualcosa da offrire. Ora, se fosse sulla terra, egli non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono coloro che offrono i doni secondo la legge» (Ebrei 8:1-4).

«Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna» (Ebrei 9:11-12) . «Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi» (Ebrei 9:24).

«Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio» (Ebrei 10:12).

Questi passi avvicinati a Numeri 19:3, ci insegnano due cose, cioè che la morte di Cristo non è presentata come l’atto particolare e ordinario del suo ministerio sacerdotale, e, inoltre, che il cielo, non la terra, è la sfera di questo ministerio. Non c’è nulla di nuovo in queste asserzioni; altri le hanno presentate a più riprese, ma è importante di notare tutto ciò che tende a dimostrare la perfezione e la precisione divina delle Sante Scritture. Non è forse profondamente interessante di trovare una verità che brilla con vivo splendore nelle pagine del Nuovo Testamento, implicata in qualche ordinamento o cerimonia dell’antico Patto? Tali scoperte sono sempre benvenute per un discepolo della Parola. La verità, senza dubbio, è la stessa ovunque la si trovi; ma allorché, pur offrendosi a noi, con uno splendore supremo, nel Nuovo Testamento, essa ci appare divinamente prefigurata nell’Antico; allora, la verità è così confermata e l’unità del Libro intero ci è dimostrata e provata.

Notiamo ancora dove avveniva la morte della vittima. «il sacerdote Eleazar la condurrà fuori dal campo». Non solo il sacerdote e la vittima sono identificati e formano un solo tipo di Cristo, ma è aggiunto: «e la farà scannare in sua presenza» perché la morte di Cristo non poteva essere rappresentata come un atto del sacerdozio. Questa meravigliosa esattezza non può trovarsi che in un libro di cui ogni linea proviene da Dio stesso. Se fosse stato scritto: «Egli la scannerà» il cap. 19 dei Numeri si sarebbe trovato in disaccordo con l’epistola agli Ebrei; mentre qui si rivela gloriosamente l’armonia del volume.

Ci sia data la grazia di discernerla e di goderne! In realtà, Gesù ha sofferto fuori della porta. «Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, soffrì fuori della porta della città» (Ebrei 13:12). Egli prese una posizione di separazione assoluta, e da essa la sua voce s’indirizza ai nostri cuori.

Non dovremmo noi considerare più seriamente il posto ove Gesù morì? Potremmo forse accontentarci di raccogliere i benefizi della sua morte, senza cercare di aver comunione con Lui nel suo rigettamento? Così non sia!

«Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio» (*). Vi è in queste parole un’immensa potenza. Esse dovrebbero eccitare tutto il nostro essere morale e spirituale a ricercare una identificazione più completa col nostro Salvatore rigettato. Mentre lo vediamo morire fuori della porta vorremmo noi raccogliere i benefici della sua morte restando nel campo, senza portare il suo obbrobrio? Cercheremmo forse una dimora, un posto, un nome, una posizione in questo mondo, di dove il nostro Signore e Maestro è stato rigettato? Desidereremmo prosperare in un mondo che, ancora oggi, non tollererebbe questo Diletto al quale dobbiamo la nostra felicità presente ed eterna? Aspireremmo forse agli onori, alla posizione, alla ricchezza, quaggiù dove il nostro Maestro non ha trovato che una mangiatoia, una croce, una tomba imprestata? Che il linguaggio del nostri cuori sia: «Lungi da noi questo pensiero!». E possa il linguaggio della nostra vita essere: «Lungi da noi una tale cosa! ». Che per la grazia di Dio possiamo dare una risposta più completa a questo appello dello Spirito: «Uscite».
Lettore cristiano, non dimentichiamo mai che nel considerare la morte di Cristo, vediamo due cose: la morte d’una vittima, e la morte d’un martire; una vittima per il peccato, un martire (testimonio) per la giustizia, cioè, una vittima sotto la mano dell’uomo.

Egli soffrì per il peccato affinché noi non soffrissimo mai. Il suo Nome sia per sempre benedetto! Ma le sue sofferenze come martire, le sue sofferenze per la giustizia sotto la mano dell’uomo, quelle noi possiamo condividere. «Perché vi è stata concessa la grazia (o vi è stato dato gratuitamente), rispetto a Cristo, non soltanto di credere in Lui, ma anche di soffrire per lui» (Filippesi 1:29). È un dono positivo di soffrire per Cristo. Lo stimiamo noi come tale?

Contemplando la morte di Cristo com’è tipificata nell’ordinamento della giovenca rossa, vediamo non solo la soppressione completa del peccato ma anche il giudizio del presente secolo malvagio «Ha dato sé stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre» (Galati 1:4). Le due cose son qui riunite e non dovremmo mai separarle. Noi abbiamo il giudizio del peccato, dalla radice alle sue ultime ramificazioni; poi il giudizio di questo mondo. Il primo dà un perfetto riposo ad una coscienza travagliata, mentre l’altro libera il cuore dalle influenze seduttrici del mondo, nelle loro molteplici forme. Quello purifica la coscienza da ogni sentimento di colpa; questo spezza le catene che legano il cuore al mondo.

Incontriamo sovente delle anime serie che sono state portate sotto la potenza convincente e vivificante dello Spirito Santo, ma che non hanno ancora conosciuta, per il riposo della loro coscienza turbata, il perfetto valore della morte espiatoria di Cristo, come ciò che abolisce per sempre tutti i loro peccati, e li avvicina a Dio senza una macchia sull’anima o sulla coscienza. Se tale è lo stato attuale del lettore, consideri la prima parte del versetto citato: «Ha dato sé stesso per i nostri peccati». Quale affermazione benedetta per un’anima turbata! Risolve tutta la questione dei nostri peccati, Se è vero che Cristo ha dato se stesso per i nostri peccati, non mi resta che rallegrarmi del fatto prezioso che i miei peccati sono tutti cancellati. Colui che prese il mio posto, che s’incaricò dei miei peccati, che soffrì per me, è ora alla destra di Dio, coronato di gloria e d’onore. Questo mi basta. I miei peccati sono tolti per sempre. Se così non fosse, Cristo non sarebbe là ove si trova attualmente. La corona di gloria che adorna la sua fronte sacra è la prova che i miei peccati sono perfettamente espiati; per conseguenza una pace perfetta è la mia parte, una pace tanto perfetta quanto l’opera di Cristo può renderla.

Però non dimentichiamo mai che la stessa opera che ha per sempre tolto i nostri peccati, ci ha ritirati, (strappati con forza; tale è il significato del testo) da questo presente secolo malvagio. Le due cose vanno assieme. Cristo, non soltanto mi ha liberato dalle conseguenze dei miei peccati, ma anche dalla potenza attuale del peccato o dalle esigenze e dalle influenze di quel sistema che la Scrittura chiama «il Mondo». Tutto questo risalterà meglio man mano che proseguiremo nell’esame del nostro capitolo.

«Il sacerdote Eleazar prenderà con il dito un po’ di sangue della giovenca, e farà sette aspersioni dal lato dell’ingresso della tenda di convegno» (vers. 4).

Abbiamo qui il solido fondamento di ogni vera purificazione. Il tipo che abbiamo sotto gli occhi tratta soltanto una questione di «santificazione in modo da procurar la purezza della carne» (Ebrei 9:13). Ma dobbiamo vedere l’antitipo al di là del tipo, la sostanza o il corpo al di sopra dell’ombra. Nella settupla aspersione del sangue della giovenca rossa, dinanzi al tabernacolo di convegno, abbiamo una figura della presentazione perfetta del sangue di Cristo a Dio, come il solo luogo d’incontro fra Dio e la coscienza.

Il numero «sette» come lo sappiamo, esprime una perfezione divina. Qui, è la morte di Cristo in propiziazione per il peccato, presentata a Dio in tutta la sua perfezione e accettata come tale da Dio. Tutto riposa su questo principio divino. Il sangue è stato sparso; poi è stato presentato ad un Dio santo come perfetta espiazione per il peccato. Questo, ricevuto semplicemente per la fede, deve liberare la coscienza da ogni sentimento di colpa, da ogni timore di condanna. Non vi è altro davanti a Dio, che la perfezione dell’opera espiatoria di Cristo. Il peccato è stato completamente cancellato dal prezioso sangue di Cristo. Credere ciò, vuol dire entrare in un perfetto riposo di coscienza.

Il lettore deve notare che non c’è alcun’altra allusione all’aspersione del sangue, in tutto questo capitolo così particolarmente interessante. Cioè precisamente in accordo con la dottrina di Ebrei capitolo 9 e 10. Non è che una nuova prova della divina armonia del volume sacro. Poiché il sacrificio di Cristo è divinamente perfetto ed accettato, non era necessario che si ripetesse. La sua efficacia è eterna e divina: «Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei beni futuri, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna. Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente!» (Ebrei 9:11-14). Notate la forza di queste parole «una volta per sempre» e «eterna» Vedete come esse mostrano la perfezione e l’efficacia divina del sacrificio di Cristo. Il sangue è stato versato una volta per sempre. Pensare di ripetere questa grande opera, sarebbe negarne il valore eterno e pienamente sufficiente ed abbassarla al livello del sangue dei tori e dei becchi.

«Era dunque necessario che i simboli delle realtà celesti fossero purificati con questi mezzi. Ma le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti di questi. Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi; non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo. In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio» (Ebrei 9:23-26) . Il peccato è dunque stato abolito. Non può ad un tempo essere abolito e trovarsi ancora sulla coscienza del credente. Questo è chiaramente stabilito dai vers. 27-28 che terminano il capitolo: «Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza».

Vi è qualcosa di meraviglioso nella cura paziente con cui lo Spirito Santo discute il soggetto intero. Egli espone e sviluppa la grande dottrina della perfezione del sacrificio, e questo in modo da convincere l’anima e da alleviare la coscienza dal suo pesante fardello. Tale è la sovrabbondante grazia di Dio: Egli, non solo ha compiuto per noi l’opera eterna della redenzione, ma pure, nel modo più paziente e completo, ha discusso, ragionato e provato tutta la questione, da non lasciar motivo ad alcuna obiezione. Ascoltiamo gli altri suoi divini ragionamenti, e lo Spirito Santo li applichi con potenza al cuore del lettore timoroso.

«La legge, infatti, possiede solo un’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose. Perciò con quei sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, essa non può rendere perfetti coloro che si avvicinano a Dio. Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, se coloro che rendono il culto, una volta purificati, avessero sentito la loro coscienza sgravata dai peccati? Invece in quei sacrifici viene rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati» (Ebrei 10:1-4). Ma ciò che il sangue dei tori e dei becchi non avrebbe mai potuto fare, il sangue di Gesù l’ha fatto per sempre.

Tutto il sangue che colò attorno agli altari d’Israele — i milioni di sacrifici, offerti secondo le esigenze del rito mosaico — non poté cancellare una sola macchia dalla coscienza, né dare a un Dio, che odia il peccato, il diritto di ricevere un peccatore.

«È impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati».

«Ecco perché Cristo, entrando nel mondo, disse: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: "Ecco, vengo" (nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"... In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre» (Ebrei 10:5-10). Notate il contrasto: Dio non gradiva la serie continua di sacrifici offerti sotto la legge. Essi lasciavano interamente inadempiuto ciò che egli aveva in cuore di fare per il suo popolo, cioè di liberarli completamente dal pesante fardello del peccato, e di condurli a sé in una pace perfetta di coscienza e libertà di cuore. Gesù ha fatto ciò per mezzo d’una sola offerta del suo sangue prezioso. Egli ha fatto la volontà di Dio; e, sia benedetto per sempre il suo nome, non deve ricominciare l’opera sua.

Noi possiamo rifiutare di credere che l’opera sia fatta — rifiutare di sottomettere le anime nostre alla sua efficacia — d’entrare nel riposo che essa è atta a comunicare — di godere della santa libertà di mente che essa può procurare; ma l’opera rimane offerta alla nostra fede, secondo il suo valore imperituro davanti a Dio; gli argomenti dello Spirito concernenti quest’opera sussistono pure nella loro forza e nella loro chiarezza incontestabili; e né le suggestioni tenebrose di Satana, né i nostri propri ragionamenti increduli potranno mai colpire alcuna di queste verità. Essi possono impedire alle nostre anime di godere della grazia, e lo fanno, purtroppo! ma la verità resta sempre la stessa.

«Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati, Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio, e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati» (Ebrei 10:11-14). In virtù del sangue di Cristo un’eterna perfezione ci è stata comunicata; e noi possiamo aggiungere con certezza che, grazie pure a questo sangue, le nostre anime possono gustare e realizzare questa perfezione.

Nessuno pensi di onorare l’opera di Cristo, o rispettare la testimonianza dello Spirito relativamente all’effusione e all’aspersione del sangue di Cristo, finché rifiuta d’accettare l’intera e perfetta remissione dei peccati che gli è proclamata ed offerta dal sangue della croce. Non è un segno di vera pietà o di pura religione il negare ciò che la grazia di Dio ha fatto per noi in Cristo, e che lo Spirito eterno presenta alle nostre anime, nelle pagine del volume ispirato.

Lettore cristiano, investigatore inquieto, non è forse strano che quando la Parola di Dio presenta ai nostri occhi Cristo seduto alla destra di Dio in virtù d’una redenzione compiuta, noi non siamo, in fondo, più avanzati dei Giudei i quali avevano soltanto un sacerdote umano che stava in piè ogni giorno, servendo e offrendo sovente gli stessi sacrifici? Noi abbiamo un sacerdote divino che si è seduto in perpetuo. Essi non avevano che un sacerdote uomo, che non poteva mai sedersi, nella sua posizione ufficiale, e tuttavia siamo noi, in quanto allo stato dello spirito, e alla condizione reale dell’anima e della coscienza, in una situazione migliore della loro? Poiché abbiamo un tale perfetto sacrificio sul quale possiamo appoggiarci, perché avviene che le nostre anime non conoscano mai il perfetto riposo? Lo Spirito Santo, come l’abbiam visto per diverse citazioni tratte dall’epistola agli Ebrei, non ha omesso nulla per soddisfare le anime nostre riguardo alla questione della completa abolizione del peccato mediante il prezioso sangue di Cristo. Perché dunque non potreste voi, attualmente, godere d’una pace di coscienza perfetta e certa? Il sangue di Gesù non ha fatto forse nulla di più per voi del sangue d’un toro per un adoratore giudeo?

Può darsi tuttavia che il lettore sia pronto a dire in risposta a tutte le nostre insistenze presso lui: «Io non dubito affatto dell’efficacia del sangue di Gesù. Credo che esso purifichi da ogni peccato. Credo pienamente che tutti coloro che mettono semplicemente la loro fiducia in questo sangue siano perfettamente salvi ed eternamente felici. La difficoltà per me non sta affatto in ciò. Quel che mi tormenta, non è l’efficacia del sangue in cui credo pienamente, ma l’interesse personale che trovo in questo sangue, di cui non ho testimonianza soddisfacente. In ciò consistono tutte le mie difficoltà. La dottrina del sangue è chiara come il giorno; ma la questione del mio interesse in questo sangue è avvolta da una tetra oscurità!».

Ora se è questa l’espressione dei sentimenti del lettore su questo importante soggetto, ciò prova che è molto necessario per lui di riflettere seriamente sul versetto 4 del nostro capitolo dei Numeri. Vedrà che la vera base di ogni purificazione si trova nel fatto che il sangue di propiziazione è stato presentato a Dio e accettato da Lui. È una verità preziosissima, ma poco compresa.

È di somma importanza che l’anima realmente inquieta abbia una veduta chiara a riguardo dell’espiazione. Ci è così naturale d’essere occupati dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti sul sangue di Cristo, piuttosto che del sangue stesso e dei pensieri di Dio su questo sangue. Se il sangue è stato perfettamente presentato a Dio, se Egli l’ha accettato, se Dio si è glorificato abolendo il peccato, allora che resta dunque per una coscienza divinamente esercitata, se non di trovare un riposo perfetto in ciò che ha soddisfatto tutti i diritti di Dio in armonia con tutti i suoi attributi, stabilendo quel meraviglioso terreno dove possono incontrarsi un Dio che odia il peccato ed un povero peccatore perduto a causa del peccato? Perché introdurre la questione del mio interesse nel sangue di Cristo, come se quest’opera non fosse completa senza qualcosa di mio, sia che lo chiamiamo: mio interesse, miei sentimenti, mia esperienza, mio apprezzamento, o l’uso che ne faccio? Perché non riposarsi su Cristo solo? Ciò sarebbe realmente avere dell’interesse in Lui. Ma dal momento che il cuore è occupato della questione del suo proprio interesse — dal momento che l’occhio si distoglie da quel divino oggetto che la Parola di Dio e lo Spirito Santo ci presentano, allora sopraggiungono le tenebre spirituali e le perplessità; poi l’anima, invece di rallegrarsi nella perfezione dell’opera di Cristo, si tormenta guardando all’imperfezione dei suoi poveri sentimenti.

Ora, abbiamo qui, ne sia benedetto Dio, il fondamento stabile della purificazione per il peccato, e della pace perfetta per la coscienza. L’opera espiatoria è fatta. Tutto è compiuto. Il grande Antitipo della giovenca rossa è stato sgozzato. Ha dato se stesso alla morte sotto l’ira e il giudizio d’un Dio giusto, affinché tutti coloro che mettono semplicemente la loro fiducia in Lui, possano conoscere, nell’intimo segreto della loro anima la purificazione divina e la pace perfetta. Noi siamo purificati riguardo alla coscienza, non per mezzo dei nostri pensieri sul sangue, ma dal sangue stesso. Dobbiamo insistere su questo. Dio stesso ha fatto valere il nostro titolo e questo titolo si trova solo nel sangue. Oh! quanto questo prezioso sangue di Gesù parla di pace profonda ad ogni anima turbata, affinché si riposi semplicemente sulla sua eterna efficacia! Perché la dottrina benedetta del sangue è così poco compresa e così poco apprezzata? Perché si vuol persistere a mescolarvi qualche altra cosa? Lo Spirito Santo conduca ogni lettore inquieto a fissare il suo cuore e la sua coscienza sul sacrificio espiatorio dell’Agnello di Dio.
Se nel sangue abbiamo la morte di Cristo in sacrificio come l’unica e perfetta purificazione del peccato, nelle ceneri abbiamo il ricordo e l’efficacia di questa morte applicata al cuore dallo Spirito, per mezzo della Parola, affin di togliere le contaminazioni contratte nel nostro cammino giornaliero. Questo aggiunge una grande perfezione ed una bellezza particolare al nostro tipo, già così interessante. Dio non ha soltanto provveduto ai peccati passati, ma anche alla contaminazione attuale, affinché possiamo sempre essere dinanzi a Lui in tutto il valore dell’opera perfetta di Cristo. Egli vuole che percorriamo i cortili del suo santuario, i limiti sacri della sua presenza come «interamente netti» (cf Giovanni 13). Ora, non soltanto Egli stesso ci vede così, ma, sia per sempre benedetto il suo nome, vorrebbe che facessimo altrettanto nella nostra coscienza intima. Vorrebbe darci per mezzo del suo Spirito, mediante la Parola, un sentimento profondo della nostra purezza ai suoi occhi, affinché la corrente della nostra comunione con lui possa colare limpida e senza ostacoli.

«Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato» (1 Giovanni 1:7). Ma se non camminiamo nella luce — se trascuriamo ciò e, dimentichevoli, ci contaminiamo con cose impure, come sarà ristabilita la nostra comunione? Soltanto togliendo la contaminazione. E come ciò s’effettuerà? Per mezzo dell’applicazione ai nostri cuori e alle nostre coscienze della preziosa verità della morte di Cristo. Lo Spirito Santo produce il giudizio di noi stessi e ci rammenta la preziosa verità che Cristo ha sofferto la morte per le contaminazioni che noi contraiamo sovente tanto leggermente. Non si tratta d’una nuova aspersione del sangue di Cristo — cosa sconosciuta nella Scrittura — ma del ricordo della sua morte apportato, in potenza nuova, al cuore contrito, dal ministerio dello Spirito Santo.

«Poiché si brucerà la giovenca sotto i suoi occhi... Il sacerdote prenderà quindi del legno di cedro, dell’issopo, della stoffa scarlatta, e getterà tutto in mezzo al fuoco che consuma la giovenca… Un uomo puro raccoglierà le ceneri della giovenca e le depositerà fuori del campo in un luogo puro, dove saranno conservate per la comunità dei figli d’Israele come acqua di purificazione: è un sacrificio (o una purificazione) per il peccato» (vers. 5-9).

L’intento di Dio è che i suoi figli siano purificati da ogni iniquità e che camminino nella separazione da questo presente secolo malvagio ove tutto è morte e corruzione. Questa separazione si produce per l’azione della Parola sul cuore, per la potenza dello Spirito Santo. «Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato sé stesso per i nostri peccati, per sottrarci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre» (Galati 1:3-4). E ancora: «Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù. Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone» (Tito 2:13-14).

È notevole di vedere come lo Spirito di Dio leghi costantemente ed intimamente il perfetto alleggerimento della coscienza da ogni sentimento di colpa, alla liberazione dall’influenza morale di questo presente secolo malvagio. Ora, dovremmo aver cura, diletto lettore cristiano, di mantenere l’integrità di questo legame. Naturalmente non possiamo farlo che per l’energia dello Spirito Santo; ma dovremmo cercare ardentemente di comprendere e dimostrare in pratica il legame benedetto che esiste fra la morte di Cristo considerata come espiazione per il peccato, e come motivo e potenza morale per la nostra separazione da questo mondo.

Un gran numero di figli di Dio non vanno mai al di là della prima verità, se pur vi arrivano. Molti si contentano unicamente della conoscenza del perdono dei peccati per l’opera espiatoria di Cristo, senza realizzare la loro morte al mondo, in virtù della morte di Cristo e della loro identificazione con lui in questa morte.

Se, riflettendo sulla morte della giovenca rossa avvenuta per il fuoco, esaminiamo questo mistico ammasso di cenere, che cosa scopriremo? Possiamo ben rispondere: Vi troviamo i nostri peccati. Difatti, grazie siano rese a Dio, e al Figlio del suo amore, troviamo i nostri peccati, le nostre iniquità, i nostri falli, la nostra profonda colpevolezza, tutto ciò ridotto in cenere.

Ma, non vi è altro? Certamente, vi vediamo pure la natura in ogni periodo della sua esistenza — dal più alto fino al più basso punto della sua storia. Vi vediamo anche la fine di tutta la gloria di questo mondo. Il cedro e l’issopo rappresentano la natura in tutta la sua estensione, da ciò che essa ha di più infimo a ciò che racchiude di più elevato. Salomone «parlò degli alberi, dal cedro del Libano all’issopo che spunta dalla muraglia» (1 Re 4:-33).

Lo «scarlatto» è considerato, da coloro che hanno accuratamente esaminato la Scrittura, come il tipo o l’espressione dello splendore umano, della grandezza mondana, della gloria di questo mondo, della gloria dell’uomo. Vediamo dunque nelle ceneri, residuo dell’incenerimento della giovenca, la fine di ogni grandezza mondana, di ogni gloria umana, e la messa a parte della carne con tutto ciò che le appartiene. Questo rende profondamente significativo l’atto di bruciare la giovenca, ed espone una verità troppo poco conosciuta e troppo presto dimenticata quand’è nota — verità proclamata in quelle parole memorabili dell’Apostolo: «Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo» (Galati 6:14).

Pur accettando la croce come base della liberazione da tutte le conseguenze dei nostri peccati, e della nostra completa accettazione da Dio, noi siamo tutti, purtroppo, inclinati a rifiutarla come base della nostra completa separazione dal mondo. Tuttavia la croce ci ha separati per sempre da tutto ciò che appartiene al mondo che attraversiamo. Sono i miei peccati aboliti? Sì, sia benedetto il Dio di ogni grazia! In virtù di che cosa? In virtù della perfezione del sacrificio espiatorio di Cristo secondo la stima di Dio stesso. Ora è precisamente nella stessa misura che troviamo, nella croce, la nostra liberazione da questo presente secolo malvagio, dalle sue massime, dalle sue abitudini, dai suoi principii. Il credente non ha assolutamente nulla di comune con questa terra appena realizza il significato e la potenza della croce del Signore Gesù Cristo. Questa croce ha fatto di lui un pellegrino e uno straniero in questo mondo. Ogni cuore devoto vede l’ombra cupa della croce librarsi al di sopra di tutto lo splendore, di tutte le vanità, di tutte le pompe di questo mondo. Questa vista rendeva Paolo capace di stimare come fango il mondo, le sue dignità più elevate, le sue forme più attraenti, le sue glorie più brillanti: «Il mondo, per me, è stato crocifisso» dice egli, «e io sono stato crocifisso per il mondo». Tale era Paolo; tale dovrebbe essere ogni cristiano — uno straniero sulla terra, un cittadino del cielo, e ciò non soltanto in principio o in teoria, ma di fatto e in realtà; poiché, tanto sicuramente la nostra liberazione dall’inferno è più che un semplice principio od una teoria, altrettanto sicuramente la nostra separazione da questo presente secolo malvagio è un fatto che dobbiamo realizzare.

Perché dunque non si insiste di più su questa grande verità pratica presso i credenti? Perché siamo così lenti ad esortarci gli uni gli altri secondo la potenza di separazione che la croce di Cristo comporta? Se il mio cuore ama Gesù, non cercherò un posto, una parte o un nome, là ove Egli non ha trovato che la croce d’un malfattore. Caro lettore, è il solo modo di esaminare la cosa. Amate voi realmente Cristo? Il vostro cuore è stato veramente commosso e attirato dal suo meraviglioso amore per voi? Se così è, non dimenticate che egli è stato rigettato dal mondo. Nulla è cambiato. Il mondo è sempre il mondo. Ricordiamoci che uno degli artifizi speciali di Satana è di condurre gli uomini che han trovato la salvezza in Cristo, a disconoscere o a rinnegare la loro identificazione con Lui, nel suo rigettamento — a prevalersi dell’opera espiatoria della croce, pure stabilendosi a loro agio in un mondo colpevole d’aver inchiodato Cristo a quella croce. In altri termini, Satana conduce gli uomini a pensare e a dire che il mondo del ventesimo secolo è del tutto differente da quello del primo secolo; che se il Signore Gesù fosse sulla terra ora, sarebbe trattato ben differentemente di quel che lo fu allora; che il mondo attuale non è pagano, ma cristiano; e che ciò costituisce una differenza tale che ogni cristiano può attualmente accettare un diritto di cittadinanza in questo mondo, avervi un nome, una posizione, una parte.

Ora tutto ciò non è che una menzogna del grande nemico delle anime. Il mondo può aver modificato i suoi costumi, ma non ha cambiato di natura, di spirito, di principii. Esso odia Gesù tanto cordialmente che quando gridava: «Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!». Se giudichiamo il mondo alla luce della croce di Cristo, troveremo che esso è, come sempre, un mondo malvagio, che odia Dio e rigetta Cristo.

Ci sia accordato di comprendere più a fondo la verità presentata dalle ceneri della giovenca rossa! Allora la nostra separazione dal mondo e la nostra consacrazione a Cristo saranno più energiche e più reali. Voglia il Signore, nella sua infinita bontà, che così sia di tutto il suo popolo in questi giorni di falsità, di mondanità e di professione esteriore!

Vediamo ora l’impegno e la destinazione delle ceneri: «Chi avrà toccato il cadavere di una persona umana sarà impuro sette giorni. Quando uno si sarà purificato con quell’acqua il terzo e il settimo giorno, sarà puro; ma se non si purifica il terzo e il settimo giorno, non sarà puro. Chiunque tocchi un morto, cioè il corpo di una persona umana che sia morta, e non si purifica, contamina la dimora dell’Eterno; e quel tale sarà tolto via da Israele. Siccome l’acqua di purificazione non è stata spruzzata su di lui, egli è impuro; ha ancora addosso la sua impurità» (vers. 11-13).

È una cosa ben seria l’aver da fare con Dio — camminare con Lui giornalmente, in mezzo ad un mondo corrotto e corruttore. Dio non può tollerare alcuna impurità in coloro coi quali si degna camminare e nei quali abita. Egli può perdonare e togliere i peccati; può guarire, purificare e restaurare; ma non può tollerare nel suo popolo, un male che non sia giudicato. Se lo facesse, sarebbe rinnegare il suo nome e la sua natura stessa. Questa verità è ad un tempo profondamente solenne e benedetta. È la nostra gioia aver da fare con Colui la cui presenza reclama e assicura la santità. Noi attraversiamo un mondo, in cui siamo circondati da influenze corruttrici. La vera contaminazione non si contrae, ora, toccando «un morto, o delle ossa umane, o un sepolcro». Queste cose erano, come lo sappiamo, dei tipi di cose morali e spirituali con cui siamo in pericolo d’essere in contatto ad ogni momento.

Non dubitiamo affatto che coloro i quali han molto da fare con le cose di questo mondo, risentano penosamente la grande difficoltà di uscirne con mani pure. Per questo occorre una santa vigilanza in tutte le nostre abitudini e nelle nostre relazioni, per tema di contrarre delle contaminazioni che interromperebbero la nostra comunione con Dio. Egli vuole averci in uno stato degno di Lui: «Siate santi, perché io sono santo».

Ma il lettore serio la cui anima aspira alla santità può chiedersi: Che dobbiamo dunque fare, se è vero che siamo circondati da ogni lato da influenze corruttrici, e se siamo talmente inclini a contrarre questa contaminazione? Inoltre, se è impossibile aver comunione con Dio, quando le nostre mani sono impure e la nostra coscienza ci condanna, che dobbiamo fare? Rispondiamo: Innanzi tutto, siate vigilanti. Contate molto e seriamente su Dio. Egli è fedele e misericordioso — un Dio che ascolta la preghiera e l’esaudisce — un Dio liberale e che non fa rimproveri. «Egli ci accorda una grazia maggiore». Questo è positivamente una carta in bianco su cui la fede può scrivere la somma che desidera. Il desiderio reale dell’anima vostra è forse quello di avanzare nella vita divina, di crescere nella santità personale? Allora badate di non camminare, neppure un’ora sola, in contatto con ciò che contamina le vostre mani, ferisce la vostra coscienza, contrista lo Spirito Santo e distrugge la vostra comunione. Siate energici. Abbiate un cuore diritto. Rinunciate immediatamente ad ogni cosa impura; checché ve ne costi, rinunciatevi; qualunque perdita trascini con sé, abbandonatela. Nessun interesse mondano, nessun vantaggio terrestre può compensare la perdita d’una coscienza pura, d’un cuore tranquillo e del godimento della luce della faccia del nostro Padre. Siete convinti di ciò? Se lo siete, applicatevi a realizzare la vostra convinzione.

Qualcuno potrebbe chiedere ancora: Che cosa si deve fare quando si ha realmente contratto una contaminazione? Come si può toglierla? Ascoltate il linguaggio figurato del capitolo 19 dei Numeri: «Per colui che sarà divenuto impuro si prenderà della cenere della vittima arsa per il peccato, e vi si verserà su dell’acqua di fonte, in un vaso; poi un uomo puro prenderà dell’issopo, lo intingerà nell’acqua e spruzzerà la tenda, tutti gli utensili, tutte le persone presenti e colui che ha toccato l’osso o l’ucciso o il morto o il sepolcro. L’uomo puro spruzzerà l’impuro il terzo giorno e il settimo giorno, e lo purificherà il settimo giorno; poi l’impuro si laverà le vesti, laverà sé stesso nell’acqua e sarà puro la sera» (vers. 17-19).

Vi è una doppia azione presentata nei versetti 12 e 19; cioè l’azione del terzo giorno e quella del settimo. Entrambe erano essenzialmente necessarie per togliere la contaminazione, contratta nel cammino, dal contatto con le diverse forme della morte specificate più su. Che cosa figurava questa doppia azione? Che cosa ciò corrisponde nella nostra storia spirituale? Senza dubbio questo: allorché per mancanza di vigilanza e di energia spirituale, tocchiamo la cosa impura e in tal modo siamo contaminati, possiamo ignorarlo; ma Dio conosce tutto, a questo riguardo. Egli se ne occupa per noi, veglia su noi; e, sia benedetto il suo Nome, non come un giudice irritato o come un censore rigido, ma come un tenero padre, che non ci imputerà mai nulla, perché tutto è già stato da tempo imputato a Colui che morì al nostro posto. Nondimeno Egli non mancherà di farcelo sentire profondamente e vivamente. Egli sarà un censore fedele della cosa impura; e può riprovarla tanto più energicamente in quanto non ce ne terrà mai conto. Lo Spirito Santo ci ricorda il nostro peccato, ciò che ci causa una inesprimibile angoscia di cuore. Quest’angoscia può continuare per qualche tempo. Può durare per qualche istante, o anche dei giorni, dei mesi, degli anni. Abbiamo conosciuto un giovane cristiano che fu infelice durante tre anni, per aver fatto un’escursione con degli amici mondani. Noi crediamo che quest’opera convincente dello Spirito Santo sia rappresentata dall’azione del terzo giorno. Ci ricorda il nostro peccato, poi ci ricorda ed applica alle nostre anime, per mezzo della Parola scritta, il valore della morte di Cristo come essendo ciò che ha già risposto alla contaminazione che contraiamo così facilmente. Questo risponde all’azione del settimo giorno, toglie la contaminazione e ristabilisce la nostra comunione.

Ricordiamoci bene che non possiamo mai sbarazzarci dalla contaminazione in alcun altro modo. Possiamo cercare di dimenticare la ferita o lasciare al tempo la cura di cancellarla dalla nostra memoria. Ma non c’è nulla di più disastroso che di trattare così la coscienza e i diritti della santità. Questo è insensato quanto pericoloso, poiché Dio, nella sua grazia, ha pienamente provveduto a togliere l’impurità che la sua santità scopre e condanna in tal modo che se l’impurità non è tolta, la comunione è impossibile: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me». La sospensione dalla comunione d’un credente è ciò che risponde al recidimento d’un membro dalla congregazione d’Israele. Il cristiano non può mai essere reciso da Cristo, ma la comunione può essere interrotta da un solo pensiero colpevole; bisogna dunque che questo pensiero colpevole sia giudicato e confessato, affinché la contaminazione sia tolta e la comunione ristabilita. Caro lettore, dobbiamo conservare una coscienza pura e mantenere la santità di Dio, altrimenti faremo bentosto naufragio quanto alla fede, poi cadremo del tutto. Che il Signore ci dia di camminare tranquillamente e con cura, nella vigilanza e nella preghiera, finché abbiamo deposto i nostri corpi di peccato e di morte, e siamo entrati nel soggiorno risplendente e benedetto dove il peccato, la contaminazione e la morte sono sconosciuti.

Studiando gli ordinamenti e le cerimonie della economia levitiva, niente colpisce di più della cura gelosa con cui il Dio d’Israele vegliava sul suo popolo, affinché fosse preservato da ogni influenza corruttrice. Di giorno o di notte, fossero svegli o dormissero, dentro o fuori, in seno alla famiglia o nella solitudine, i suoi occhi erano sopra loro. Egli vegliava sul loro nutrimento, sul loro vestimento, sulle loro abitudini e sui loro assestamenti domestici. Egli li istruiva accuratamente su ciò che potevano o non potevano mangiare, o indossare. Manifestava loro anche distintamente il suo pensiero per quel che concerneva il toccare o il maneggiare le cose. In una parola li aveva circondati di barriere ampiamente sufficienti, se soltanto avessero voluto farvi caso, per evitare la corrente della contaminazione a cui erano esposti da ogni lato.

In tutto ciò vediamo evidentemente la santità di Dio; ma vi vediamo altrettanto chiaramente la Sua grazia. Se la santità divina non poteva sopportare nessuna contaminazione sul popolo, la grazia divina provvedeva ampiamente alla purificazione. Queste cure si manifestano nel nostro capitolo sotto due forme: il sangue espiatorio e l’acqua d’aspersione. Preziose risorse! Se non conoscessimo le immense provviste della grazia divina, i diritti supremi della santità di Dio sarebbero sufficienti per schiacciarci; mentre che essendo accertati della grazia, possiamo rallegrarci con tutto il nostro cuore nella santità. Un Israelita poteva fremere udendo queste parole: «Chi avrà toccato il cadavere di una persona umana sarà impuro sette giorni». E ancora: «Chiunque tocchi un morto, cioè il corpo di una persona umana che sia morta, e non si purifica, contamina la dimora dell’Eterno; e quel tale sarà tolto via da Israele».

Tali parole potevano veramente terrificare il suo cuore. Ma allora le ceneri della giovenca arsa e l’acqua d’aspersione gli presentavano il memoriale della morte espiatoria di Cristo, applicata al cuore dalla potenza dello Spirito di Dio: «Quando uno si sarà purificato con quell’acqua il terzo e il settimo giorno, sarà puro; ma se non si purifica il terzo e il settimo giorno, non sarà puro»

Notiamo che non si tratta né d’offrire un nuovo sacrificio, né d’una nuova applicazione del sangue. È importante di vedere e di comprendere chiaramente questo. La morte di Cristo non può essere ripetuta. «Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Poiché il suo morire fu un morire al peccato, una volta per sempre; ma il suo vivere è un vivere a Dio» (Romani 6:9-10).

Noi siamo, per la grazia di Dio, al beneficio del pieno valore della morte di Cristo; ma, essendo circondati da ogni parte dalle tentazioni e dai lacci ai quali rispondono le tendenze della carne che è ancora in noi; avendo inoltre un avversario potente, sempre all’agguato per sorprenderci e condurci fuori del sentiero della verità e della purezza, non potremmo avanzare un solo istante, se il nostro Dio nella sua grazia non avesse provveduto a tutte le nostre necessità per la morte preziosa e la mediazione onnipotente del nostro Signore Gesù Cristo. Non solo il sangue di Cristo ci ha lavati da tutti i nostri peccati, e riconciliati con un Dio santo, ma «noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto». Egli «vive sempre per intercedere per loro». E «Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio». Egli è sempre nella presenza di Dio per noi. È là come il nostro rappresentante, e ci mantiene nella divina integrità della posizione e della relazione nelle quali la sua morte espiatoria ci ha posti. La nostra causa non può mai essere perduta fra le mani d’un tale Avvocato. Bisognerebbe ch’Egli cessasse di vivere, prima che il più debole dei suoi santi potesse perire. Noi siamo identificati con Lui, ed Egli con noi.

Or dunque, lettore cristiano, quale dovrebbe essere l’effetto pratico di tutte queste grazie sui nostri cuori e sulla nostra vita? Quando pensiamo alla morte e all’incenerimento — al sangue e alle ceneri — al sacrificio espiatorio e all’intercessione del Sacerdote e dell’Avvocato, quale influenza dovrebbe ciò esercitare sulle nostre anime? Come dovrebbe agire questo pensiero sulle nostre coscienze? Ci condurrà forse a tenere in poco conto il peccato? Avrà forse per effetto di renderci leggeri e frivoli nelle nostre vie? Così non sia! Possiamo essere certi di questo: l’uomo che può vedere nelle ricche risorse della grazia di Dio una scusa per la leggerezza di condotta o la frivolezza di mente, conosce pochissimo o affatto la vera natura della grazia, la sua influenza e le sue risorse. Potremmo immaginarci per un solo istante che le ceneri della giovenca o l’acqua d’aspersione potessero avere per effetto di rendere un Israelita incurante della sua condotta? Certamente no. Anzi il fatto stesso d’una tale precauzione contro la contaminazione doveva fargli sentire quanto fosse cosa seria il contrarre la contaminazione. Il mucchio di ceneri deposte in un luogo netto offriva una doppia testimonianza; testimonianza della bontà di Dio e della natura odiosa del peccato. Dichiarava che Dio non poteva sopportare l’impurità in mezzo al suo popolo; ma pure che Dio aveva provveduto i mezzi per togliere l’impurità. È impossibile che la dottrina benedetta del sangue sparso, delle ceneri, e dell’acqua d’aspersione, possa essere compresa e gustata, senza che produca un santo orrore del peccato in tutte le sue forme corruttrici. E noi possiamo affermare, inoltre, che chiunque ha provato l’angoscia di una coscienza contaminata non può considerare con leggerezza la contaminazione. Una coscienza pura è un tesoro troppo prezioso perché uno se lo lasci rapire con leggerezza; d’altra parte una coscienza contaminata è un fardello troppo gravoso perché, uno se lo indossi alla leggera. Ma, benedetto sia il Dio d’ogni grazia, Egli ha provveduto per ogni nostro bisogno in modo perfetto, e non in maniera da renderci negligenti, bensì vigilanti. «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate». Poi aggiunge: «Se qualcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (1 Giovanni 1:1-2).

Ancora una parola sugli ultimi versetti di questo capitolo: «Sarà per loro una legge perenne: colui che avrà spruzzato l’acqua di purificazione si laverà le vesti; e chi avrà toccato l’acqua di purificazione sarà impuro fino alla sera. E tutto quello che l’impuro avrà toccato sarà impuro; e la persona che avrà toccato lui sarà impura fino alla sera» (vers. 21-22). Al versetto 18, abbiam veduto che occorreva una persona pura per fare spruzzamento su quella contaminata; qui vediamo che si contraeva contaminazione nell’atto di spruzzare un altro.

Mettendo insieme queste due cose, impariamo, come qualcuno l’ha detto, «che contaminato è colui che ha da fare col peccato altrui, benché vi tocchi per dovere e a fin di purificare il suo prossimo; non è punto colpevole quanto l’altro, è vero, ma noi non possiamo avere contatto col peccato senza essere contaminati». Impariamo ancora che per condurre un altro a godere della virtù purificatrice dell’opera di Cristo, dobbiamo goderne noi stessi. Chiunque aveva spruzzato altri con l’acqua di aspersione, doveva lavarsi i vestimenti e lavare se stesso con acqua; poi la sera era netto (vers. 19). Possano le nostre anime afferrare bene quest’insegnamento? Possiamo noi vivere abitualmente nel sentimento della purezza perfetta in cui ci ha introdotti la morte di Cristo e nella quale ci mantiene la Sua funzione di Sacerdote.

Non dimentichiamo mai che il contatto col male contamina. Era così sotto la dispensazione mosaica, oggi il medesimo principio permane.

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