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 L’uomo e Dio

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L’uomo e Dio
(1 Corinzi 1:17-31)

John Nelson Darby

Il Messaggero Cristiano, 1956

17 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l'intelligenza degli intelligenti». 20 Dov'è il savio? Dov'è lo scriba? Dov'è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini. 26 Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli, poiché non ci sono tra di voi molti savi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili, 27 ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie; e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli e le cose che non sono per ridurre al niente quelle che sono, 29 affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. 30 Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31 affinché, come sta scritto: «Chi si gloria, si glori nel Signore»



Gli sforzi degli uomini per conoscere Dio provano che non lo conoscono, i loro sforzi per acquistare la giustizia provano che non sono giusti. Non sarebbe necessario che l’uomo si desse tanta pena per acquistare la giustizia, se essa gli fosse naturale, e così, se conoscesse Dio, non avrebbe da inventare dei metodi per giungere a conoscerlo. Questi metodi non sono forse la prova d’un’ignoranza completa e profonda di Dio?

Gli uomini hanno due modi di comportarsi verso Dio. Nel primo, pretendono di trovarlo per mezzo della sapienza; tale è il caso dei filosofi. Senza conoscere Dio, essi ragionano su quel ch’Egli è e su quel che dovrebbe essere. Il secondo modo è quello dei Giudei. Professavano di conoscere Dio, di essere i suoi privilegiati, ai quali Egli si manifestava, e questo lusingava il loro orgoglio. In contrasto con i pagani, i Giudei avevano la verità rivelata, ma se ne vantavano e ciò era il contrario della conoscenza di Dio. Quando l’uomo religioso dice: «La mia religione», questa parola «mia» ha il primo posto nei suoi pensieri e lo esalta ai suoi propri occhi. I Giudei onoravano Dio invano (cf. Marco 7:7), gloriandosi della loro religione, perché non avevano punto da fare con Lui. Quando si conosce Dio, ci si gloria di Lui, non della propria religione. Il fariseo benediva Dio, non per quel che Dio era, ma di ciò che lui, fariseo, era o non era (Luca 18:11-12). Tale è il principio giudeo, mentre, secondo il principio dei filosofi greci, l’uomo, nella sua sapienza, si crede competente di giudicare Dio e dire ciò che Egli deve essere. Ciisi fa un Dio per se stesso, e secondo la propria fantasia.

Tali sono dunque le due alternative quando Dio mette gli uomini alla prova. Chi ha esteriormente la verità se ne glorifica, chi non l’ha rimane nell’incertezza a riguardo di tutto e ragiona su ciò che Dio è, quando non ne sa nulla.

Dio lascia fare, e prende l’uomo secondo il principio su cui si basa. Colui che, invece di dire a Dio: «Non entrare in giudizio con me», vuole essere giusto, sarà giudicato in ragione di questo; chi pretende conoscere Dio, sarà giudicato secondo la sua pretenzione. Misero verme, che non sa ciò che l’uomo dovrebbe essere, e vuole ragionare su ciò che Dio deve essere! Il ragionamento è competente, non per dare la certezza, ma per rendere tutto incerto. Che cosa si sa di Dio per mezzo della sapienza? Assolutamente nulla. Si dubita di tutto senza possedere nessuna certezza qualsiasi. Completa confusione!

Si può ragionare pro e contro la potenza di Dio, pro e contro la sua bontà. Sotto questo aspetto, tutto è incerto. Se l’uomo sceglie questo metodo, Dio lo lascia fare. Nella Sua sapienza, Egli ha voluto che il mondo, per mezzo della sapienza, non Lo conoscesse. Perché lo cerca? Perché l’uomo è lontano da Dio, ha un’altra natura, altre idee, altri gusti che non sono i suoi. Dio non può amare il peccato; voi l’amate; voi non potete conoscere la santità, poiché non siete santi.

Voi non siete quel che dovreste essere, e sapete che Dio ne tien conto. Lontani da Dio, ci si può vantare della propria religione; dinanzi a Lui si è pieni di spavento. Ecco perché, quando l’uomo l’ha abbandonato, Dio ha avuto cura di fornirlo di una coscienza. Il frutto proibito era la conoscenza del bene e del male. Sicché l’uomo che non conosce Dio porta una cattiva coscienza ovunque va.

La coscienza non ragiona; sente la propria responsabilità e dice: Io sono responsabile, Dio è giudice. La coscienza è sempre presente in noi, benché sovente sia molto indurata. Vi sono certe circostanze che la svegliano, come la malattia, la morte. L’uomo sa benissimo di essere malvagio; non ha bisogno di ragionamento per questo. È la sola cosa che resti della sua pretenzione di conoscere Dio.

Non si può ridiventare innocente, né perdere la propria coscienza, poiché è una parte della nostra natura; ma come avvicinarsi a Dio con essa? Adamo, quando ebbe acquistato una coscienza cercò di nascondersi. Con essa si evita Dio. E voi? — Le concupiscenze ci trascinano, la coscienza ci parla, e noi preferiremmo incontrare un migliaio di demoni, che non sono i nostri giudici, piuttosto d’incontrare Dio, il solo che abbia diritto di esserlo.

Voi mi parlate della vostra volontà di andare a Lui? La volontà dell’uomo tende sempre alla sua propria soddisfazione e non cerca che di compiersi. Mai essa vuole Dio. Non sopporta l’autorità, poiché, dinanzi all’autorità, deve abdicare. Dunque l’uomo ignora Dio moralmente; la sua coscienza glielo fa evitare; la sua volontà, le sue cattive concupiscenze lo dominano; egli è lontano da Dio e non può avvicinarsi a Lui.

Dio lusingherà forse l’uomo dicendogli che è giusto? Può forse accettare il peccato? No, bisogna che Egli faccia sentire all’uomo a che punto si trova come peccature: bisogna che lo domi e spezzi il suo orgoglio! Perciò Dio mostra all’uomo ciò che è, gli applica la Sua legge, fa penetrare in lui la Sua Parola come una spada, lo convince di trasgressione, gli fa comprendere che non conosce Dio, che non lo possiede, che teme la Sua presenza, poiché, se Dio si mostrasse, l’uomo fuggirebbe precipitosamente. Quando Dio ci parla, si rivolge alla coscienza; mette le cose al nudo, come le vede Lui: l’egoismo che ci governa, le nostre concupiscenze, le nostre ribellioni. La nostra coscienza non può rispondere, né che non abbiamo queste cose, né che non sono cattive. Ma questa rivelazione di Dio alla coscienza non ripara la breccia; essa ci pone nella luce e nella verità, ma non ci reca alcun rimedio. L’uomo freme e trema quando incontra Dio; sente a che punto si trova. In ciò consiste la differenza a riguardo del nostro giudizio del peccato quando Dio è là o non vi è.

Ma ecco qualche cosa di nuovo: Dio viene a noi con la «pazzia della predicazione» (vers. 21) che non lusinga l’orgoglio dell’uomo.

Dio gli mostra che Egli è il suo giudice. Invece di ragionare, il criminale si trova davanti al tribunale e la sua coscienza dà ragione a Dio. Perché Dio si prende tanta pena per convincerci di peccato? Anche tutto ciò è amore. Perché non ce ne fa fare la scoperta al giorno del giudizio? Perché la grazia è venuta per Gesù Cristo, quanto la verità. Egli porta la luce, ma la luce è la vita. Per confondere ed annientare il nostro orgoglio Egli ci salva, invece di lasciarsi giudicare da noi, poiché non vuole né adularci, né abbandonarsi al nostro giudizio. È là per salvarci, perché non c’è nell’uomo né saggezza, né bontà, ed è completamente perduto. Un filosofo non vale più di un povero ignorante. Dio non ha fatto una religione per gli uomini che sanno pensare, ma per gli uomini colpevoli, contaminati, perduti. La forza dell’uomo non c’entra affatto, altrimenti Cristo non sarebbe venuto ad intraprendere quest’opera. Porta con sè quel che ci abbisogna, affinché nessuno si glori nel suo cospetto. Un ubriacone può forse gloriarsi davanti a Dio? Tu, saggio filosofo, sei forse migliore di lui? Tu ti glori di fronte al tuo fratello, ma nulla provoca più lo sdegno di un uomo il quale si dice savio e abbandona la massa degli uomini alla loro triste sorte, mentre il più miserabile, il più degradato, trova in Cristo ciò che risponde ai suoi bisogni.

Gesù viene a mettersi alla disposizione di tutti, affinché tutte le pecore possano udire la sua voce. Reca l’amore nella posizione più umile, più accessibile a tutti. È un Dio che ha manifestato il suo amore in ciò ch’Egli è disceso più in basso possibile, senza garantirsi contro qualsiasi oltraggio. No, Dio non è un Dio per i savi; s’indirizza a tutto ciò che vi è di più miserabile, ad un lebbroso, ad una donna traviata. Porta la luce d’una santità tanto lontana dal peccato, ch’Egli può avvicinarsene senza contaminarsi, per togliere la contaminazione. Il più misero, il più degradato, se non può andare ad un altro uomo, può venire a Dio. È ciò che attira ed apre il cuore e lo rende sincero. Invece di mascherarmi, per rendermi accetto a Dio, gli dico tutto; gli mostro i miei bisogni, le mie piaghe, il mio peccato; porto l’uomo naturale, tal quale egli è, dinanzi all’amore.

«Ora, voi siete di Lui in Cristo Gesù» (vers. 30). Voi siete di Dio! che felicità! Noi partecipiamo alla natura divina. Voi siete nati d’una nuova natura; possedete la vita del secondo Adamo. Dio ha introdotto nel nostro cuore dei nuovi pensieri; ci ha recato quel che ci abbisogna, per una potente azione dello Spirito di Dio, una vita santa, giusta, che è amore. Cristo, nei nostri cuori, diventa realmente la nostra vita.

Che grazia! Non è una verità al di fuori di me che mi condanna, come la legge, e non mi cambia. Cristo è diventato la mia vita, la sorgente dei miei pensieri, delle mie affezioni; Egli vive in me (Galati 2:20), e, quando questa vita è in me, amo Dio; trovo piacere in ciò che è buono. Ma, direte voi, non lo posso sempre; il mio cuore è duro... Senza dubbio, ma almeno ne sono infelice. La forza non vi è, ma la mia coscienza è forse tranquilla? Per nulla. Vedo in me un principio, una sorgente di male; faccio quel che non voglio.

È già una luce intensa di vedere in me una natura opposta a Dio, la mia carne nemica della Sua volontà, che vuole il contrario di quel che Dio vuole e, quando si ha la vita, ne ho coscienza, vedo il peccato. Io giudico dunque il male, ma non è la giustizia; ho bisogno di giustizia davanti a Dio. Il farisaismo non esiste più; non parlo più della mia religione; dico: Il mio cuore è duro come una pietra! Vedo tanto amore in Gesù sulla croce, e io non l’amo! Desidero amarlo, ma la mia leggerezza naturale me ne distoglie. Questo non mi dà la pace; ho violato la legge, e temo il giudicio ; non rispondo all’amore.

Care anime, vi comprendo; ma voi avete da rispondere a Dio. Avete bisogno della giustizia. La vita che è in voi è altra cosa che la conoscenza della giustizia. Voi siete di Dio e Gesù Cristo vi è stato fatto Giustizia da parte sua. La risposta a tutti i vostri bisogni la trovate in Cristo: Egli vi è stato fatto da Dio sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Non siete voi che avete fatto questo; Cristo è diventato, da parte di Dio, la nostra vita.

Dopo aver mostrato ciò che è l’uomo, Dio lo annienta e non ha più nulla a che fare con lui. Egli crea un essere nuovo: noi siamo di Dio, mentre se devo rispondere a Dio, bisogna che Dio mi condanni; ma vi è un’altra cosa che non trovo scrutando il mio cuore e che ho da parte di Dio. Dove? In Cristo. Egli mi è stato fatto giustizia da parte Sua.

Questa giustizia è per me, interamente al difuori di me e occorre la fede per possederla. Io non posso credere ad una cosa che è in me, ne faccio l’esperienza, ma Cristo è presentato alla mia fede, come giustizia da parte di Dio. Vi è dunque una giustizia; io non ne ho per Dio, e s’Egli è giusto, bisogna che mi condanni. Così la mia coscienza è scrutata ed anche il mio cuore, ma Dio mi dice: Ho della giustizia per te. E quale? Cristo!

Non si tratta di sapere se l’accetto, ma se Dio l’accetta per me, poiché è Dio che ho offeso. Non saprei accettare Cristo come è necessario; non potrei neppur dire se ho la fede o no. Non si tratta di questo; Dio è offeso, chi dunque deve ricevere soddisfazione e giustizia? Siete voi? È chiaro che Dio domanda la giustizia. Egli la trova; l’ha; Cristo è alla sua destra; Dio ha accettato e glorificato questa giustizia; essa è tanto perfetta da prender posto sul trono di Dio stesso. La mia fede riconosce una giustizia che è mia; Dio mi ha dato Gesù come giustizia e l’ha posto alla sua, destra, perché è perfetta.

Dio non vuole peccato; bisogna che mi sottometta alla sua giustizia. Questa giustizia è Cristo stesso, che si è occupato dei miei peccati e non se ne occuperà mai più. Egli è stato fatto peccato per me e Dio è glorificato nel fatto che il peccato è stato giudicato; ma ora Cristo è alla destra di Dio, la mia giustizia glorificata!

Che parte avevo a quella croce? Là ove la giustizia è stata compiuta, non avevo che il peccato. L’opera della croce è forse stata compiuta dentro di me? No, fuori di me, è certo: obbedienza perfetta, amore perfetto, dedizione perfetta alla volontà del suo Padre e a quelli ch’Egli salvava — nulla entra di me alla croce. È un’opera perfetta, perché è avvenuta fra Dio ed il suo Figlio. Quest’opera non è sottoposta alla mia debolezza; Cristo l’ha compiuta. Non posso sperare che Cristo muoia, risusciti, si segga alla destra di Dio; io lo credo: mi ci sottometto, poiché Dio, per mezzo dell’Evangelo, mi fa vedere i miei peccati e mi rivela la mia giustizia.

Siete voi stato abbastanza convinto di peccato, per conoscere Cristo come essendo la vostra giustizia? Tale è la testimonianza dello Spirito di Dio. Siete voi sottomesso alla giustizia di Dio, e non alla vostra giustizia per Lui? Dopo tutti i nostri sforzi, tutte le nostre lotte interne, noi impariamo che Dio ci ha dato una giustizia. Se io non la posseggo, non oso giudicare il peccato come occorre e mi scuso; ma quando so che Cristo è la mia giustizia, mi conosco. Ero perduto con giustizia, altrimenti Dio non sarebbe stato Dio. Senza la giustizia di Dio bisogna, o nascondere a sé stesso il peccato, o sperare di essere migliore domani. Grazie a Dio, io sono riconciliato con Lui, non ho alcun timore per il mio avvenire; Cristo è la mia giustizia, ed è stato ricevuto davanti a Dio, perché l’ha glorificato. Quale santità! Quale verità!

Egli ci è fatto santità perfetta. La legge di Dio esigeva questo o quello. Cristo è la misura della mia santificazione; talché nulla è contrario alla presenza di Dio in cui sono stato introdotto da Cristo. Tal quale è, Egli è la mia santità. La legge non mi giustifica e tanto meno mi santifica. Più una cosa è proibita, più l’uomo vuol farla; la proibizione provoca il peccato. Cristo attira il cuore verso la santità; lo Spirito Santo prende le cose di Cristo e me le comunica; io sono trasformato alla stessa immagine, perché Egli è la mia vita.

Sono ora interamente liberato? No, la lotta continua, io sospiro essendo aggravato; mi manca una liberazione completa. Ma Cristo mi è stato fatto Redenzione e devo aspettare ancora un po’ per averla. Gesù ritornerà e non lascerà un atomo della mia polvere fra le mani del Nemico. Ch’io sia risuscitato o tramutato alla sua venuta, sarà una redenzione perfetta. Cristo ha riportato una vittoria completa, ha operato una liberazione assoluta conducendo prigioniera la cattività.

Satana, la morte, non hanno ormai nessuna potenza sul cristiano.

Riguardo alle nostre relazioni attuali, personali con Dio, sono perfette; quanto a me, son pieno di debolezze, ma le mie relazioni con Dio non sono fondate su ciò che io sono. Quando erano fondate su me, io ero condannato, ma Cristo apparirà, per quelli che l’aspettano, a salvezza e non in giudizio. Ora le nostre relazioni sono fondate su ciò che Cristo è. La cosa è semplice: Io sono condannato secondo ciò che sono, e salvato in Cristo. Io peccato, Lui giustizia. La santità è Cristo quanto la redenzione, ciò che mi libera dalla legge.

Che ne è di voi? Sono le vostre relazioni con Dio interamente fondate su Cristo stesso? Avete voi rinunziato ad ogni sorta di fiducia in voi per sottomettervi alla giustizia di Dio? Questa giustizia è perfetta, sì o no? Rigetterà Dio questa giustizia più tardi? Ma Egli non ha dato il suo Figlio alla croce per rigettarlo in seguito. Cristo ci è fatto, da parte di Dio, sapienza, giustizia, santità e redenzione.

Possiate, in pace con Dio, aspettare il momento di essere con Cristo nella gloria!
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