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  Onora tuo padre e tua madre

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060715
Messaggio Onora tuo padre e tua madre

Onora tuo padre e tua madre Efesi 6:2
di Roberto Bracco


Il comandamento espresso in questo verso della Bibbia rappresenta anche un principio di ordine sociale. Non soltanto nella chiesa cristiana, ma anche nella società umana si ripete continuamente: “onora tuo padre e tua madre”. Tutti conoscono questo dovere e tutti riconoscono che deve essere considerato fra i primi e più sacri doveri dell’uomo, ma purtroppo pochi, forse pochissimi, si ricordano di adempierlo, quindi deve essere incluso nel numero delle “verità dimenticate”.

L’apostolo Paolo, nel descrivere “i segni” degli ultimi tempi a Timoteo, suo figliuolo nel Signore, dice: “… gli uomini saranno amatori di loro stessi, avari, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti a padri e madri…” (2 Timoteo 3:2).

Oggi vediamo molti di questi segni non soltanto nel mondo, ma anche nella chiesa cristiana ed uno dei segni che incontriamo più frequentemente è costituito, purtroppo, dalla disubbidienza e dall’irriverenza verso i genitori. Sono sempre più numerosi i cristiani, ragazzi, giovani o maturi, che si uniformano allo spirito del mondo per assumere, verso i propri genitori, un contegno di insubordinazione, d’indipendenza e, spesso, di disinteresse ed indolenza.

Le più malefiche tendenze carnali prevalgono per produrre ingratitudine ed incoscienza; soltanto da questi sentimenti peccaminosi l’individuo può trarre consiglio per non adempiere il proprio dovere verso i genitori. Infatti una considerazione serena e sincera della personalità dei genitori obbliga ogni figliuolo a coltivare il più profondo sentimento di amore riconoscente.

Consideriamo brevemente chi sono, che cosa hanno fatto, che cosa fanno e quale ministero hanno ricevuto i genitori. A questo scopo desideriamo semplicemente ripetere una pagina dedicata ai ragazzi alcuni anni fa:

“Sapete voi chi, dopo Dio, vi vuole maggiormente bene?

I vostri genitori; cioè le vostre mamme ed i vostri papà.

Essi vi amano con tutto il cuore e perché vi amano compiono sacrifici eroici per voi.

Vi ricordate quando eravate piccini, piccini? No, non potete ricordare quando eravate ancora in fasce, ma i vostri genitori si ricordano di quel tempo e si ricordano di tutti i dolori e di tutte le pene affrontate per voi.

Hanno dovuto perdere il sonno per vegliare la vostra insonnia; hanno dovuto privarsi del riposo per prendere cura delle vostre necessità; hanno dovuto trepidare e lacrimare per sollevarvi dalle vostre malattie. Voi, allora, avevate bisogno di tutto ed essi vi hanno dato tutto, dandovi il loro amore.

Se oggi siete giovanetti, sani, forti, istruiti è soltanto perché i vostri genitori vi hanno dato tutto e si sono, sovente, privati di tutto.

Essi hanno lavorato per voi, hanno sofferto per voi, hanno sperato per voi.

I genitori rappresentano un meraviglioso dono di Dio. Che cosa potrebbe fare un fanciullo senza i genitori? Che cosa sarebbe avvenuto di voi se fin dai primi giorni della vostra vita aveste perduto l’amore e l’assistenza dei vostri papà e delle vostre mamme?

Il cibo che vi ristora e vi nutrisce; gli abiti che vi coprono e vi rendono eleganti; le case che vi accolgono e vi riparano, i libri che vi istruiscono e vi aprono un avvenire non sono tutti frutti dell’amore dei vostri genitori?

Chi è che vi conforta, che vi aiuta, che vi protegge? Chi è che vi comprende e vi accoglie per consolarvi?

Non sono sempre i vostri genitori?

La mamma non è per voi un angelo amoroso che veglia sopra la vostra vita? Ella è pronta a fare qualunque cosa per voi ed è pronta a rinunciare a qualsiasi cosa per amore vostro. Vi ama; vi ama ardentemente e darebbe volentieri cento volte la sua vita ed il suo sangue per il vostro bene.

Il papà non è la vostra guida e la vostra protezione? Non è forse vero che egli si consuma in un lavoro qualche volta umiliante, sempre faticoso, soprattutto per voi? Egli pensa a voi, al vostro mantenimento, ai vostri vestiti, ai vostri studi e lavora, lavora, lavora. Quante volte si vorrebbe riposare, vorrebbe lasciare per un poco di tempo il suo faticoso lavoro, ma poi ripensa a voi e continua nella sua fatica, nel suo lavoro.

Ebbene questi genitori che dànno tutto per i loro figli, non chiedono nulla in cambio…”.

Crediamo di non aver esagerato nel tracciare le caratteristiche dei genitori; essi sono dal punto di vista umano l’espressione più genuina dell’amore e del sacrificio e rappresentano perciò una delle più sublimi realtà della vita.

I genitori hanno ricevuto un ministero da Dio e questo ministero si compie attraverso la dedizione e la rinuncia, ma essi lo assolvono serenamente e, spesso, gioiosamente. E’ un ministero di assistenza, di educazione, di guida; essi sono stati costituiti protettori dei figliuoli, educatori dei figliuoli, guida morale, spirituale e sociale dei figliuoli.

Quindi il comandamento divino “onora tuo padre e tua madre” esprime un ordine che vuole il riconoscimento e il rispetto di un altissimo e meraviglioso ministero e non può essere interpretato soltanto come un obbligo alla sottomissione forzata e momentanea. La sottomissione, nei primi anni della vita, che deriva più da debolezza fisica che non da sensibilità morale, non è l’adempimento totale e perfetto del grande e glorioso comandamento che giace troppo spesso fra le verità dimenticate.

Vediamo adunque come deve essere interpretato ed attuato l’ordine di Dio.

Onorare vuol dire “riconoscere ciò che è dovuto a persona degna e renderglielo in pensieri e in affetti, in parole e in fatti, con sentimento di rispetto, riverenza…”. Questa definizione è copiata da un comune vocabolario e ci chiarisce in maniera esatta quello che i figliuoli devono rendere ai propri genitori.

Rispetto e stima, ecco i primi sentimenti che si devono avere verso i genitori; essi sono meritevoli di rispetto per l’opera d’amore che hanno compiuto a favore dei figliuoli, sono meritevoli di rispetto per i sacrifici affrontati e per il lavoro compiuto, sono meritevoli di rispetto per l’età che hanno, ma soprattutto sono meritevoli di rispetto perché hanno ricevuto un ministero da Dio. I figliuoli devono vedere nei propri genitori coloro che sono stati costituiti da Dio conduttori della loro vita e attraverso i genitori devono rispettare Iddio stesso che li ha chiamati ad assolvere il sublime compito di padre e madre.

Rispetto e stima devono andare uniti ed anche se, purtroppo, non mancano genitori che tradiscono la propria missione, rispetto e stima non devono venire meno nell’animo dei figliuoli. I genitori non devono essere giudicati dai figliuoli; i giudici non mancheranno, ma i figliuoli dovranno sempre rifiutarsi di entrare a far parte di questi.

Gli errori di un genitore, a meno che lui stesso non distrugga i rapporti di sangue con i propri figliuoli, non potranno mai annullare quello che egli ha fatto, quello che egli ha dato, quello che egli sente quale genitore e perciò gli errori di un genitore non devono mai, assolutamente mai, soffocare i sentimenti di rispetto e di stima nel cuore dei figliuoli.

I genitori sono stati i collaboratori di Dio per darci vita; sono stati gli strumenti di Dio per darci assistenza; sono stati i ministri di Dio per darci educazione… tutto questo è sufficiente a farli rimanere sempre al sommo del nostro rispetto e della nostra stima.

Parole irriverenti, linguaggio arrogante, apprezzamenti sprezzanti, insubordinazioni insolenti sono macchie che contaminano il cuore di ogni figliuolo che esercita queste cose verso i genitori. L’età non conta e non conta il sesso, la cultura e la posizione sociale; ogni figliuolo, ragazzo o giovane, maschio o femmina, istruito o incolto, dipentente o indipendente dai genitori deve a questi un rispetto pieno di riverenza ed una stima ricca di affetto.

La stima ed il rispetto assumono una forma pratica nell’ubbidienza; i figliuoli devono sempre ubbidire ai propri genitori. Ma anche l’ubbidienza è soltanto una parte dell’onore che i figliuoli devono ai genitori perché con questa, assieme a questa o dopo questa ci deve essere l’assistenza affettuosa e reale.

Desideriamo riportarci ancora una volta all’articolo scritto alcuni anni addietro e del quale abbiamo già citato una parte, per illustrare in maniera elementare queste affermazioni. Così scrivevamo: “…I figliuoli devono avere sempre riverenza e riconoscenza per i genitori e devono quindi essere sempre pronti ad ubbidire senza discutere e senza indugiare.

Devono essere pronti ad ubbidire quando sono molto piccoli, non soltanto perché i genitori sono degni di essere ubbiditi, ma anche perché, soltanto un padre o soltanto una madre conoscono le cose che sono buone per i propri figliuoli; essi quindi devono seguire con sottomissione il consiglio dei genitori nella continua ubbidienza.

Devono ubbidire quando divengono giovanetti, perché coll’aumentare della ragione, aumenta anche il dovere di gratitudine e di amore verso coloro che si sacrificano per il loro bene.

Devono ubbidire quando divengono adulti ed indipendenti e non soltanto per un rispetto all’età e all’esperienza, ma per una completa sottomissione alla legge dell’amore.

Sì i figliuoli devono sempre ubbidire ai propri genitori con prontezza e con rispetto perché così comanda Iddio e perché così insegna la legge della riconoscenza.

L’ubbidienza qualche volta è sacrificio, ma ricordatevi che se i genitori v’impongono alcuni sacrifici, lo fanno unicamente per il vostro bene. Essi vi vogliono esercitare alle dure battaglie della vita ove tutto è sacrificio.

Che avverrebbe se la passera, per risparmiare un sacrificio ai piccoli passerottini, rinunciasse ad insegnar loro i primi elementi di volo?

Essi non saprebbero e non potrebbero mai volare; sarebbero perciò condannati a vivere la più infelice vita che potrebbe essere riservata ad un uccellino. Per evitare questo la mamma spinge i suoi piccoli al sacrificio, all’ubbidienza…

L’aquila, dicono i naturalisti, si trova di fronte a dei piccoli alquanto ribelli. Gli aquilotti non sono disposti a lasciare il nido per cimentarsi nei primi voli. Sapete cosa fa mamma aquila? Sconvolge il nido! Toglie da esso tutte le parti comode e morbide e lo riduce un incomodo groviglio di punte e sterpi per obbligare i suoi piccoli ad uscirne fuori e, quando essi escono, li lancia nel vuoto per far aprire loro le alucce ancora incerte… ma non li lascia e non appena vede che essi precipitano sconfitti, con un volo rapido si porta sotto a loro e li raccoglie.

Come vedete è soltanto l’ubbidienza nel sacrificio, o spontanea o forzata, che irrobustisce e prepara i piccoli per la vita indipendente di domani.

La vostra mamma o il vostro papà non vi possono sempre lasciare nel comodo nido della vostra pigrizia o dei vostri giuochi o delle vostre piccole idee perché se lo facessero vi renderebbero infelici per tutta la vita. Essi vi devono chiamare ai vostri doveri familiari, ai vostri doveri scolastici, ai vostri doveri sociali.

Soltanto i vostri genitori possono conoscere chiaramente la misura di questi doveri e quindi voi dovete compierli nell’ubbidienza senza discutere e senza lamentarvi.

Forse voi siete chiamati a compiere tanti piccoli servizi che i vostri compagni non devono mai compiere; forse voi dovete studiare più a lungo dei vostri piccoli amici; forse siete sottoposti ad un numero maggiore di regole e di limitazioni di quelle che hanno altri ragazzi, ma non vi lamentate, non discutete perché i vostri saggi genitori sanno bene il perché di questi doveri ed essi non ve l’impongono per farvi soffrire, ma soltanto perché sono indotti a ciò da pressanti necessità della vita.

Al disopra di ogni altro pensiero mantenete sempre quello principale e ripetete con convinzione a voi stessi: “I nostri genitori ci amano e tutto quello che fanno per noi lo fanno per il nostro bene”.

Questo pensiero vi aiuterà sempre a sopportare con dolcezza ogni sacrificio e, di conseguenza, a compiere con serenità il vostro atto di ubbidienza.

L’ubbidienza, oltre al sacrificio, impone la fiducia. Il bambino ragiona con la sua piccola mente; il genitore invece ragiona con la sua mente adulta. I loro ragionamenti non vanno sempre d’accordo perché il figlio esamina la cosa dal “suo punto di vista” mentre il genitore la decide dal suo punto di vista.

La regola però c’insegna che il punto di vista esatto non è quello del figlio ma quello del genitore e quindi l’ubbidienza si deve compiere nella fiducia. Il ragazzo deve ragionare pressappoco così:

“A me sembra che in questa circostanza sarebbe meglio fare in un modo diverso da come comanda il mio genitore, ma poiché egli è più saggio di me è necessario che io ubbidisca perché certamente egli sa quello che vuole e conosce i risultati di quello che chiede”.

Molti ragazzi oggi vorrebbero invece prima discutere e poi ubbidire, cioè vorrebbero ubbidire soltanto dopo aver capito bene od essersi convinti completamente. Questo è mancanza di fiducia verso i genitori ed oltre a ciò è anche motivo di molteplici disubbidienze. Infatti non sempre il ragazzo “può capire” o non sempre sa o vuole convincersi, e, se è deciso ad ubbidire unicamente dopo aver capito, finirà, in questi casi, col disubbidire.

I genitori hanno sempre molti anni più dei figli; sono stati figli prima di loro ed inoltre hanno conosciute le battaglie della vita e quindi sanno bene quello che comandono e conoscono lo scopo di ogni ordine. I figli, invece, non hanno esperienza e non posseggono una mente sufficientemente sviluppata per comprendere ogni cosa e perciò devono affidarsi fiduciosamente alla guida e alla volontà di coloro che sono stati dati da Dio per guida e per protezione.

L’ubbidienza, naturalmente, non è tutto quello che un figlio può dare ai suoi genitori ma è una fra le cose più difficili a darsi. Con l’ubbidienza bisogna porgere l’affetto, la riverenza, l’assistenza; queste cose rappresentano un contraccambio inadeguato all’opera che i genitori compiono a favore dei propri figliuoli, ma nella legge dell’amore non esistono, non possono esistere, proporzioni. L’amore non è un commercio ove si dà tanto per ricevere altrettanto o, possibilmente, di più; non è un calcolo matematico, non è un problema geometrico. No, l’amore è l’amore; esso dà, dà e dà sempre senza chiedere nulla, ma gioisce e si rallegra quando riceve e non calcola se quel che riceve è di più o di meno di quel che ha dato.

Quindi i genitori pur ricevendo sempre meno di quel che hanno dato e che continuano a dare fino alla morte, si rallegrano e gioiscono quando i propri figliuoli rendono loro assistenza che è amore in azione; rispetto che è amore in subordinazione.

Molti giovani credono di avere vari diritti e credono altresì di non avere nessun dovere nei loro rapporti con i genitori, quindi pretendono aiuto, assistenza, conforto… e quando poi non hanno più bisogno di queste cose voltano le spalle e prendono la loro strada.

I genitori, raggiunti dalla vecchiaia e dalla debolezza, cominciano ad aver bisogno di ogni cosa, ma i figli non se ne preoccupano e li lasciano in abbandono quando invece potrebbero facilmente porgere conforto ed assistenza.

Un giovane, prima di lavorare per formarsi una famiglia, dovrebbe lavorare per assistere ed aiutare i propri genitori ed anche quando avrà una famiglia propria, una moglie, dei figliuoli, non dovrà dimenticare coloro che hanno dato tutto per lui. Quando il cuore è ispirato e riscaldato dall’amore ogni opera può essere compiuta.

La scrittura c’insegna che i cristiani “devono rendere il contraccambio ai loro antenati” perché se alcuno non provvede ai suoi, ha rinnegata la fede ed è peggiore di un infedele. Ma non basta provvedere, bisogna provvedere con affetto. I genitori non devono essere umiliati da un’elemosina ma devono essere confortati da un’assistenza affettuosa, spontanea, riverente.

Gli aiuti devono essere resi graditi anche attraverso la forma con la quale vengono largiti ed i genitori devono poter vedere nelle opere dei figliuoli il frutto meraviglioso dell’amore”.

Quanti cristiani ed in quale misura rispettano oggi l’ordine di Dio? In alcuni paesi le relazioni familiari sono state turbate al punto che i figliuoli, sin dalla fanciullezza, assumono una posizione di indipendenza che li conduce all’insolenza, alla disubbidienza e all’indifferenza nei confronti dei propri genitori.

Le relazioni affettive si dissolvono e gli obblighi sociali si dileguano e invece moltiplicano in misura sempre più impressionante i sintomi di quel disordine morale che crea giovani ribelli e depravati e produce rovine familiari. I genitori dopo aver cercato di dar tutto cadono nello sconforto e terminano la loro vita dimenticati e trascurati, i figli dopo aver preso soltanto il bene materiale dei genitori, si rivoltano contro questi e nel miglior dei casi li abbandonano e li dimenticano.

Questo avviene fuori e dentro l’ambiente cristiano ed è per questo che affermiamo che anche il comandamento “onora tuo padre e tua madre” rappresenta una verità dimenticata.

Noi che desideriamo un risveglio spirituale dobbiamo soprattutto desiderare che questo risveglio si manifesti in maniera da riportare in luce e quindi in attuazione queste sane norme di vita cristiana.
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