Cristiani Evangelici Pentecostali
 
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teofilo
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GIUSTIFICAZIONE
di Roberto Bracco

Cristiano è anche sinonimo di figliuolo di Dio. Non si può essere cristiani e non essere figliuoli di Dio perché le due definizioni si equivalgono. Coloro che non conoscono le dichiarazioni della Scrittura credono che “creatura di Dio” e “figliuolo di Dio” voglia dire la medesima cosa mentre invece il significato è nettamente diverso. Creatura di Dio vuol dire “creato da Dio”; figliuolo di Dio vuoi dire invece “generato da Dio”. Tutti gli uomini sono creature di Dio, ma soltanto i cristiani sono figliuoli di Dio perché sono stati generati da Lui per la fede in Cristo.

Il “figliuolo di Dio” cioè il cristiano, si differenzia da tutte le altre creature per una particolarità fondamentale della propria personalità: la giustizia!

Il cristiano dunque è rivestito totalmente di giustizia e manifesta le caratteristiche di Colui che Lo ha generato mediante l’integrità morale e spirituale della propria personalità. Questa affermazione non vuole intendere che il cristiano sia un essere infallibile e neanche che egli possegga, abbia, una giustizia propria, quale risultato di opere meritorie, ma vuole soltanto dichiarare che figliuolo di Dio è colui che ha partecipato la “giustificazione”.

Non si può essere cristiani senza aver realizzato la giustificazione offerta da Dio in Cristo perché tutti i figliuoli di Dio hanno il medesimo carattere, non per capacità propria, ma in conseguenza dell’opera della grazia.

L’uomo non è naturalmente giusto; egli si conta mina sin dalla sua prima infanzia per la trasgressione alla legge morale e perciò per divenire giusto ha bisogno di essere giustificato in Cristo. Per essere giustificati, però, non basta conoscere la dottrina della salvezza, ma bisogna accettare personalmente l’opera di Cristo.

La dottrina cristiana c’illumina intorno all’opera della salvezza e ci precisa che cosa rappresenta e come si compie la giustificazione; ma questa luce è e rimane come un faro che vuoi condurci alla realizzazione di questa meravigliosa opera di grazia.

Non mancano neanche oggi, infatti, uomini che conoscono il valore dell’offerta di Cristo; uomini che sanno teoricamente che Gesù ha sofferto per gli ingiusti onde poter partecipare la Sua giustizia a tutti coloro che accettano il Suo sacrificio come un sacrificio vicario, cioè come un sacrificio compiuto per loro.

Questa categoria d’individui vi sa dire in maniera esatta che la giustificazione è il risultato della fede in Cristo e che essa stabilisce un rapporto di pace con Dio. Vi sa anche dire che, mediante la giustificazione, l’uomo appare davanti al Padre come se non avesse mai peccato, cioè appare ricoperto della giustizia di Colui che poteva dire: “Chi di voi mi convince di peccato?”

Si, tutte queste cose sono conosciute da un notevole numero di persone, ma non tutti coloro che le conoscono le hanno esperimentate e quindi non tutti coloro che le conoscono sono cristiani perché, per essere cristiani, non basta conoscere teoricamente il meccanismo della giustificazione Per essere cristiano, cioè per essere figliuolo di Dio, bisogna aver partecipato la giustificazione che è offerta in Cristo.

La domanda del capitolo precedente deve essere quindi seguita da un secondo interrogativo Sei stato giustificato? Nessuno può essere giustificato se non adempie le condizioni stabilite dalla Scrittura; esse sono:

1) Riconoscere la propria ingiustizia;

2) Riconoscere per fede la giustizia giustificante di Cristo;

3) Chiedere in uno spirito di ravvedimento il “dono della giustizia”.

Purtroppo, nel seno delle chiese che hanno una tradizione dietro le spalle, queste condizioni sono frequentemente ignorate. Le giovani generazioni che ricevono il messaggio dell’Evangelo in eredità dalle proprie famiglie credono di essere nate già “salvate” e non è infrequente sentir dire: “Io sono nato nella grazia…”, “Io non ho mai conosciuto il peccato…”.

Queste giovani generazioni sono proclivi a sostituire il cristianesimo reale, il cristianesimo delle esperienze, con un cristianesimo formale, liturgico nel quale “la morale” diviene la causa anziché essere semplicemente l’effetto.

Non basta essere “bravi e buoni” per essere cristiani, come non basta essere nati in una famiglia cristiana per proclamarsi figliuoli di Dio, perché soltanto coloro che hanno partecipata la giustificazione sono stati fatti realmente cristiani. L’uomo deve riconoscere la propria ingiustizia, il proprio peccato. Deve essere consapevole che i suoi pensieri, le sue azioni, i suoi sentimenti lo hanno reso ripetutamente trasgressore della legge di Dio. Egli è indegno del Regno dei cieli…

Fino a tanto che l’individuo non si umilia per riconoscere il proprio stato d’iniquità, non può neanche volgere lo sguardo alla croce del Calvario. Molti sedicenti cristiani parlano ogni giorno del figliuolo di Dio crocifisso, ma fino ad oggi non hanno potuto avere una visione della sua offerta immacolata. Conoscono la “croce” in senso iconografico, ma non lo hanno mai veduta nella sua realtà spirituale. Invece non si può giungere a Cristo se non attraverso la croce alla quale si accede per la via della sincera umiliazione.

Le prime due condizioni sono dunque adempiute nel riconoscimento del proprio peccato e nella contemplazione del sacrificio della croce che esprime la giustizia giustificante. La terza condizione viene adempiuta nella preghiera umile e sincera a Dio. Non tutti riescono a comprendere che Dio vuole una esplicita richiesta e per questo motivo molti continuano a nominarsi cristiani senza essere stati mai fatti “figliuoli di Dio”. Il perdono dei peccati, la giustificazione in Cristo, la purificazione per il sangue del Calvario, devono essere chiaramente ed umilmente richiesti a Dio. Se voi non avete mai chiesto il perdono dei vostri peccati, voi non siete perdonati. Se non avete mai chiesto il “dono della giustizia” voi non siete giustificati.

Iddio offre la giustificazione in dono a tutti gli uomini, ma Egli non la concede a nessuno per un processo spontaneo ed automatico che sia indipendente dal desiderio, dalla fede e dalla richiesta dell’uomo. Tutti coloro che adempiono le condizioni stabilite dalla Scrittura vengono gratuitamente giustificati in Cristo, ma quanti invece vogliono fondare il loro cristianesimo sulla propria moralità o sui propri diritti familiari o più semplicemente sulla propria conoscenza finiscono per crearsi una religione tanto illusoria quanto irreale. Il cristianesimo è esperienza spirituale e non conoscenza intellettuale e quindi è assolutamente inutile ricercarlo fuori dalle realtà dello spirito.

Per chiudere, vogliamo dire che la giustificazione è un atto della grazia che si compie in noi indipendentemente dalle nostre emozioni, però non possiamo negare che esso suscita in noi le più dolci e profonde sensazioni. Il peccatore che si sente più che perdonato, assolto incondizionatamente davanti a Dio; lo straniero dei Patti che si sente adottato al Padre, il nemico che si sente riconciliato e in pace con Dio, non può non sentire delle emozioni soavi nell’intimo della sua vita.

Forse per questo motivo tanti credenti vivono un cristianesimo freddo e statico: essi non hanno mai esperimentate quelle realtà spirituali capaci di suscitare le più profonde e dolci sensazioni nell’animo. Sei cristiano? Cioè hai incontrato Cristo? Sei stato giustificato in Cristo?
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