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 PACE E GIOIA

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teofilo
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PACE E GIOIA
di Roberto Bracco
Colui che ha accettato Cristo, che è divenuto discepolo di Cristo, deve domandarsi se vive realmente nel cristianesimo. La domanda: “Sei cristiano?”, non riguarda soltanto il passato, ma anche, ed anzi, soprattutto, il presente. E’ molto importante chiedersi se abbiamo fatte le esperienze essenziali per  “entrare” nel cristianesimo, ma non è meno importante indagare se viviamo dentro o fuori il cristianesimo. Non sono cristiani coloro che hanno esperimentata. la rigenerazione, e che successivamente hanno perduta ogni potenza spirituale ed ogni senso morale.  

Il cristiano è il simbolo stesso della gioia e della pace, perciò colui che, oltre ad essere divenuto cristiano, vive costantemente nel cristianesimo, possiede e manifesta queste due preziose virtù spirituali.  Se non conosci la gioia e se ignori la pace, non vivi nel cristianesimo : la tua testimonianza di discepolo di Gesù è infirmata dallo stato della tua vita. Il mondo deve riconoscere i figliuoli di Dio anche dal loro viso sereno, dal loro canto incessante, dalla loro gioia esuberante.

Gioia e pace! Questo bene prezioso rappresenta la eredità logica del cristianesimo e del cristiano. Il cristiano deve sentire e godere la gioia della presenza di Dio, la gioia della salvezza, la gioia della rivelazione. Il figliuolo di Dio ha mille motivi di gioia e perciò può attingere e deve attingere instancabilmente alla fonte della gioia. Egli non ha nessun motivo per essere turbato perché è stato liberato dalle circostanze che turbano gli uomini.

Se la gioia è spenta, il cristiano non può dimostrare di aver partecipato quelle realtà invisibili che “arricchiscono” per l’eternità. Come si può conciliare la testimonianza delle nostre esperienze e della nostra speranza con una vita di angoscia e di turbamento? Se noi annunciamo al mondo il messaggio di Cristo e lo annunciamo con l’autorità dell’esperienza, dobbiamo dimostrare che quest’esperienza non è immaginaria, ma è positiva.

Quando affermiamo che il nostro nome è scritto nel cielo, quando dichiariamo che siamo stati fatti figliuoli di Dio ed eredi di Dio, quando testimoniamo che incontriamo costantemente la presenza di Dio, quando proclamiamo che partecipiamo la gloria dello Spirito divino, dobbiamo punteggiare e sottolineare queste affermazioni meravigliose con una vita traboccante di gioia.

I cristiani che lagrimano inesauribilmente, sotto lo stimolo di una vita perennemente arida ed angosciata; i cristiani che espongono il quadro della loro opprimente mestizia, sono capaci soltanto di dimostrare che il loro cristianesimo è ammalato. Gioia e pace devono essere gli ornamenti leggiadri dei figliuoli di Dio, la forza interiore di tutti i cristiani. Gesù ha assicurato pace ai suoi discepoli. Non la pace effimera e superficiale del mondo, ma la Sua pace.

La pace di Gesù non ci garantisce la immunità dalle persecuzioni o dalle distrette, ma ci assicura la serenità e la forza in esse. In altre parole, Gesù non ci ha promesso una vita di pace, dipendente dalle circostanze del mondo, ma ci ha offerta quella pace che ci solleva al di sopra delle circostanze e delle bufere. Il cristiano gode serenità e pace e il cristiano manifesta questo dono divino in mezzo al mondo. Anche quando la sua navicella è nella tempesta o anche quando i bisogni della vita si fanno pressanti, egli sente e vive la pace. La pace di Gesù accompagna il credente in ogni momento e perciò il cristiano si distingue nel seno della società per quelle caratteristiche che fanno di lui l’individuo che non subisce l’influenza degli avvenimenti. Quando gli altri tremano e si spaventano, il cristiano è sereno ed egli rimane serenamente adagiato sulla sua pace anche quando incontra quelle tempeste che fanno vacillare i forti della terra.

Pace per i giovani e pace per i canuti; pace di fronte alle lotte della vita e pace all’avvicinarsi della morte; pace nelle persecuzioni e pace nelle distrette; pace per il presente e pace per l’avvenire: questa è la pace di Cristo nel cristiano. Se tu non vivi nella gioia e nella pace cioè nelle due virtù spirituali che conseguono spontaneamente dal vero cristianesimo, tu ti trovi fuori dall’ambito dei figliuoli di Dio.

Il cristianesimo non rappresenta una religione che si possiede assieme a tutti gli altri accessori della vita e che quindi può lievemente influenzare il nostro carattere e le nostre circostanze, ma non può mutare le inclinazioni naturali della nostra personalità e dei nostri sentimenti. No! il cristianesimo è la vita; esso ha un carattere già esattamente definito e quando noi vogliamo alterare o modificare questo carattere noi distruggiamo il cristianesimo.

La religione di Cristo si vive o non si vive; quando si vive, si vive come essa è, ma quando noi vogliamo adattarla alle esigenze della nostra mentalità o della nostra carnalità, non la viviamo affatto. Molti credenti potranno trovare eccessivo questo giudizio e potranno anche continuare a pensare che il cristianesimo è possibile anche la, ove non regnano gioia e pace, ma la Scrittura invece ci conferma che i cristiani, i veri cristiani, anche in mezzo alle battaglie sanguinose della vita e della fede, sentono, godono e manifestano, costantemente, gioia e pace.

Se la tua condizione spirituale non s’identifica con quella che la Scrittura dichiara essere la vera condizione dei discepoli di Gesù, non cercare di spiegare questa disarmonia con argomenti capaci di giustificare il tuo turbamento costante e la tua perpetua mestizia, ma umiliati per rientrare nell’ambito di quella realtà eterna che riempie e rende traboccante di gioia e dì pace.

Sei cristiano? Cioè godi sempre gioia e pace? Mostri sempre queste virtù celesti?
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