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Amore
di Roberto Bracco
Il nuovo comandamento recato da Cristo è quello dell’amore. L’amore si trovava anche nelle prescrizioni mosaiche e l’amore esisteva prima del cristianesimo come sentimento naturale, ma Cristo ha recato qualche cosa di nuovo rispetto alla legge e qualche cosa di più elevato e di più profondo nei confronti dei sentimenti naturali: l’amore di Cristo è un sentimento divino partecipato ai redenti congiuntamente alla natura divina.

Coloro che sono cristiani, che sono nati di nuovo, posseggono questo amore, mentre coloro che non hanno esperimentata la rigenerazione hanno soltanto una pallida idea di questo meraviglioso sentimento che viene “sparso nei cuori a mezzo dello Spirito Santo”.

Gesù ha dichiarato che una delle caratteristiche visibili del cristianesimo è costituita appunto dall’amore: – “Da questo si conoscerà che siete miei discepoli, dall’amore intenso che vi porterete!”

La frase del Redentore però potrebbe essere falsata dall’interpretazione superficiale di qualche esegeta desideroso di fare del cristianesimo una conventicola denominazionalista. E’ necessario perciò ricordare che l’amore cristiano è un sentimento che supera non so! – tanto le barriere confessionali, ma anche le “barricate” costituite da tutte le discriminazioni e da tutte le considerazioni umane.

Se è vero che la prima manifestazione dell’amore e quindi la prima pratica dell’amore trovano la loro attuazione nello stesso ambiente cristiano, non è meno vero che quest’amore divino riesce a straripare dall’ambito della Comunità per raggiungere e coprire, con la propria benefica influenza, ogni creatura di Dio. L’amore cristiano non guarda al colore della pelle e non osserva la lingua parlata; non fa differenza fra l’amico e il nemico, fra il povero e il ricco. L’amore cristiano raggiunge il vicino e il lontano, il monoteista e il politeista.

L’amore cristiano quindi non può essere assomigliato o paragonato all’amore naturale che, frequentemente, si manifesta nell’individuo come una forma perfezionata di egoismo, perché esso si differenzia così nettamente dall’amore naturale da apparire come un sentimento unico che può essere partecipato soltanto mediante la salvezza offerta da Dio. E’ l’amore che ha stupito e che deve stupire il mondo; l’amore che ha ispirati e sospinti i missionari, l’amore che ha fatto “i martiri”, l’amore che ha scosso e vinto gli indifferenti.

Quest’amore, appunto perché si differenzia dall’amore naturale, non asseconda le attitudini della natura umana nelle sue manifestazioni negative. Non asseconda la vendetta, il risentimento e non asseconda le valutazioni e le considerazioni mosse da interessi egoistici. E’ un amore perfetto e perciò benigno, altruista, generoso, costante imparziale, potente. Se uno si nomina cristiano, e non ha quest’amore è un mendace perché questo sentimento divino dimora sempre nel cristiano.

E’ necessario anche precisare che l’amore cristiano non può rimanere confinato entro una concezione astratta o nell’ambito dell’idealismo teorico: esso è dinamico, attivo, concreto. L’amore cristiano si traduce continuamente in opere buone cioè in quelle opere che Iddio stesso prepara sul sentiero dei suoi figliuoli.

La parola di conforto o di consiglio, vibrante, l’assistenza opportuna e generosa; la misericordia aperta, la fraternità sincera, la simpatia profonda…: queste sono le opere buone che esprimono l’amore cristiano. Queste opere vengono compiute a favore del “prossimo” che non è rappresentato però, secondo l’antica concezione israelitica, da quel ristretto numero di persone con le quali abbiamo particolari rapporti d’intimità, ma è costituito, come c’insegna la parabola del “buon samaritano”, da tutti coloro che comunque hanno bisogno del nostro amore fattivo.

Voler svuotare il cristianesimo dell’amore significa voler togliere lo spirito dal corpo. Il cristianesimo e fondato sull’amore, è animato dall’amore, si adempie nell’amore. Cristo ha dichiarato solennemente che tutta la legge divina è suggellata entro due comandamenti che potrebbero essere fusi in un solo comandamento per essere poi condensati ed espressi con una sola parola: AMA!

Quando abbiamo annullata o eliminata questa parola, abbiamo ucciso il sentimento che essa esprime e quando abbiamo ucciso l’amore, abbiamo distrutto il cristianesimo. Quindi insistiamo nell’affermare che coloro che si dichiarano cristiani senza possedere l’amore sono semplicemente dei mendaci o, potremmo anche concedere, degli illusi.

Non tutti, naturalmente, possono possedere l’amore nella sua pienezza e non tutti possono rispecchiare la personalità di Cristo nella Sua gloria. I cristiani hanno davanti a loro un sentiero di progresso spirituale; devono crescere in ogni cosa e quindi anche nell’amore. Ma coloro che non hanno partecipato mai, in nessuna misura, questo sentimento divino o che presentemente non lo avvertono più nel cuore, non sono cristiani.

La domanda quindi che è ritornata tante volte in queste pagine:  “Sei cristiano?”, può anche essere formulata nei termini:  “Possiedi l’amore di Cristo?”  Se si risponde affermativamente, si deve rispondere “sì” ad ambedue le domande, ma se si vuole rispondere negativamente soltanto ad una delle due domande, bisogna essere disposti a calpestare la verità. Questi termini del problema possono sembrare eccessivi. Nel cristianesimo non sono mai mancati scismi, contese, dispute e anche i grandi uomini della fede sono stati coinvolti in queste aspre lotte fraterne…

No, i termini non sono eccessivi perché l’Evangelo è assolutamente esplicito su questo soggetto. Le lotte teologiche alla dottrina o ai problemi comunitari non indicano sempre l’assenza dell’amore, ma frequentemente esprimono soltanto una pratica errata di esso. Molti hanno combattuto severamente con un cuore traboccante di amore nei confronti di coloro verso i quali erano costretti a combattere per la difesa della verità, Altri hanno creduto di far cosa giusta, affrontando la contesa, ma non sono venuti meno nel sentimento purissimo che avevano partecipato in Cristo.

E’ anche vero che ci sono stati molti, invece, che hanno sferrato e sostenuto la lotta nella potenza dell’odio, ma questi non erano cristiani, o non lo erano almeno nel tempo della loro battaglia che può essere considerato il tempo del  “loro sviamento”. Un cristiano ha sempre l’amore di Cristo, viene ispirato e guidato da esso. E gli può errare e può anche diminuire nell’amore, ma quel sentimento spirituale non cessa mai in lui perché esso è condizione essenziale di vita.

Negli errori, nelle sconfitte, negli smarrimenti il cristiano non può cessare di realizzare l’amore anche se qualche volta questo si riduce ad un lumicino fioco e tremolante. Possiedi l’amore? Lo hai ricevuto in conseguenza della grazia salutare di Dio? Lo senti agire dinamicamente nella tua vita? In altre parole, Sei cristiano?
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