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 Non v’è alcun giusto, neppure uno

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teofilo
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031015
MessaggioNon v’è alcun giusto, neppure uno

Non v’è alcun giusto, neppure uno. (Romani 3:1-10)
di Roberto Bracco

Ieri abbiamo considerato il peccato come fenomeno generale cioè come ” male del mondo “, ma oggi vogliamo fermarci a meditare su quello che il peccato rappresenta per l’individuo, cioè quello che rappresenta per me e per te. La Scrittura ci ha già dichiarato che ” tutti ” sono privi della gloria di Dio a causa della presenza del peccato nella società, ed ora addentrandosi nell’essenza del problema precisa che ogni individuo si trova personalmente in uno stato di colpa di fronte alla legge divina.

   Frequentemente i concetti troppo generalizzati sbiadiscono le applicazioni particolari forse per questo abbiamo accettare le responsabilità collettive che sembrano diminuire quelle personali, ma di fronte al problema del peccato non possiamo sfuggire: ognuno di noi deve rispondere delle violazioni consumate contro la legge di Dio e ricordarsi che anche una sola trasgressione la cera quello stato di giustizia che mantiene incensurata la nostra personalità.

   ” Non v’è alcun giusto… “. Lo Spirito Santo dichiara la colpevolezza non soltanto del genere umano, ma quella specifica dell’individuo, di ogni individuo. L’istruttoria, di Dio non è generica perché localizza e precisa epoche, fatti, nomi e tutti individualmente sono considerati responsabili delle opere compiute. (2 Corinzi 5:10)

   Questo ” fatto ” individuale che può essere provato tanto facilmente quanto l’esistenza del sole, diventa una salutare esperienza o una rivelazione benefica soltanto quando viene umilmente ed onestamente accettato, cioè riconosciuto dal peccatore. Colui che continua a vedere esclusivamente il peccato degli altri, come colui che si sforza di catalogare soltanto gli aspetti positivi della propria vita ignorando tutti gli altri, non riuscirà a realizzare quello stato di crisi interiore che può essere definito il primo segno di ritorno addio.

   In parole più semplici: se l’individuo non ammette la propria condizione di colpa personale, di personale in giustizia davanti a Dio, non può neanche vedere quel sentiero o dire quella voce che rivelano l’amore divino all’anima bisognosa di salvezza.

Riepilogo: Perduto o salvato: dipende soltanto da quello che ” fai di Cristo!”.
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