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 Se uno è morto per tutti, tutti dun

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MessaggioSe uno è morto per tutti, tutti dun

Se uno è morto per tutti, tutti dunque erano morti. Il Corinzi 5:15
di Roberto Bracco

Un grande scrittore della nostra generazione ha scritto: “Non può essere considerato un uomo colui che almeno una volta nella sua vita, non ha desiderato diventare santo…”.

Si può subito aggiungere che “desiderare” o anche “proporsi” la santità non significa raggiungerla; anzi, indugiando sopra livelli molto più modesti, si può affermare che neanche desiderare essere migliori, liberarsi da certi difetti o redimersi da certe passioni, vuoi dire scuotersi dal collo il giogo del peccato.

Non si può negare che la cultura, l’educazione, il progresso riescono a smussare certi angoli della personalità umana o a verniciare certe pareti sporche, ma se compiamo un’analisi illuminata e severa siamo costretti ad esprimere una diagnosi drammatica: l’uomo è ammalato e la sua malattia è inguaribile.

La Scrittura anzi ha una terminologia più cruda e più tragica: l’uomo è morto. È morto perché è separato da Dio; è morto perché non vive in Dio, è morto perché condannato dalla legge di Dio.

Proprio perché è incurabile o perché, accettando la definizione biblica, è morto, l’uomo non può diventare santo, non può redimersi, insomma non può salvarsi da solo: egli è impotente di fronte al suo grande problema.

Anche questa realtà, in tutto il suo aspetto negativo, si trasforma, però, in un potente elemento positivo quando l’uomo la riconosce e l’accetta con umiltà. Fino a tanto che il “viandante” che è precipitato incautamente nelle sabbie mobili del male, si sforza di risolvere con le proprie capacità il problema tormentoso che lo attanaglia, non può che peggiorare il proprio stato ed affondare più velocemente nella sua tomba melmosa. Però, nel momento che finalmente riconosce e confessa la propria impotenza, si schiude a quell’aiuto che certamente gli verrà, se egli saprà individuarlo ed invocarlo con sincerità di una fede genuina e l’ardore di un desiderio spirituale.

Riepilogo: Vuoi la vita? Accetta la morte di Cristo, quale propiziazione per la tua resurrezione!
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