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 IL PROBLEMA SESSUALE

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IL PROBLEMA SESSUALE ( Il matrimonio)
di Roberto Bracco
(1 Cor. 7:4, 5)
Il cristianesimo c’insegna la sobrietà in ogni azione della nostra vita e quindi c’insegna la sobrietà anche nelle manifestazioni più intime del matrimonio e se è vero, come ha affermato un valente medico, che l’uomo è l’unico essere che non ha una stagione per l’amore, è anche vero che la Bibbia c’insegna che c’é un tempo per gli abbracci ed un tempo per fuggire gli abbracci.

Il credente non deve consumare la sua vita in «letti e lascivie» e deve saper accettare il digiuno sessuale come quello alimentare, allo scopo di conseguire una più profonda vita di intimità con Dio.

Tutto questo però non annulla il problema sessuale e soprattutto non supera i doveri che incombono ai coniugi cristiani. Sì, c’è un tempo per gli abbracci, ma deve essere chiaro che questi tempi non debbono essere stabiliti nell’interesse di uno solo dei coniugi, ma devono concordare, per quanto è possibile, con il bisogno e con il desiderio di ambedue.

Troppo frequentemente il marito ignora questo principio. La moglie non è un giocattolo che può essere usato a proprio piacimento e che può essere abbandonato in un cantuccio in preda alla polvere e alla distruzione. La moglie è una donna, una creatura profondamente sentimentale che ha bisogno delle attenzioni del marito, dell’affetto del marito ed anche del calore sessuale del marito. Ella ha bisogno di essere integrata nell’amplesso, perché questo rappresenta, nella vita coniugale, la fase più acuta della fusione di due cuori e di due vite.

Non è frequente il caso di una moglie costretta al digiuno per l’indifferenza sessuale del marito; generalmente l’uomo è più proclive della donna all’amplesso. Però è frequente il caso di una donna obbligata all’intempestività, dall’assenza di sensibilità o dalla deficienza di amore del coniuge.

Il marito cristiano deve ricordare che, nonostante che una donna non chieda, perché non può chiedere, ha egualmente dei diritti. L’apostolo Paolo afferma che il corpo della moglie è del marito, ma il corpo del marito è della moglie; se ella, a causa del suo soave pudore, non può esprimere una richiesta esplicita, ha ugualmente la facoltà di esternare i suoi legittimi desideri in forma implicita, velata. Questi desideri devono essere interpretati, compresi e soddisfatti perché molte volte sono, oltre che desideri sentimentali, bisogni corrispondenti a profonde esigenze fisiologiche.

Quando poi si determina la penosa eventualità di un accentuato squilibrio sessuale, il marito, ancora più profondamente, deve esercitare la sua azione di amore in funzione di sacrificio.

Un marito apatico, indifferente non può naturalmente comprendere e riconoscere i desideri di una compagna calda. Ma egli non ha nessun diritto di farla bruciare ed incenerire per il fuoco di un sentimento che diviene passione.

Il dovere del marito, in questo caso, e di lasciarsi influenzare positivamente dalla legge di adattamento che esiste nella natura. Aprendosi all’amore coniugale, egli deve riconoscere i desideri e i diritti della propria compagna e deve farsi riscaldare dal suo calore fino al punto di poter stringere insieme i nodi dell’amore coniugale. In altre parole, il marito deve essere sempre pronto a dare alla moglie quello che ella può desiderare, così come egli è sempre pronto a chiedere quanto possa soddisfare i propri desideri, e questa prontezza deve essere in relazione al tempo opportuno e ai modi richiesti dall’amore.

Non posso infatti approvare il procedere di quei mariti che vogliono essere signori sopra la propria moglie e che in pari tempo vogliono rimanere padroni assoluti dei loro corpi. Essi credono di aver diritto di soddisfare unicamente le proprie esigenze e calpestano o ignorano i desideri e le esigenze della moglie, che, quindi mortificata dall’insoddisfazione, alla fine reagisce con il malumore. Oggi molte tragedie familiari hanno la loro origine nelle concezioni egoistiche dell’uomo.

Naturalmente non posso neanche approvare quei mariti che sacrificano indeterminatamente le proprie mogli alla loro assoluta indifferenza sessuale. Se l’indifferenza è reciproca, può essere anche una felice opportunità di riposo fisico e mentale, ma se è soltanto da parte del marito può essere fonte di conseguenze funeste. Come già ho detto, in questo secondo caso l’uomo ha l’obbligo di superare la propria apatia per pagare il proprio debito coniugale alla sua compagna.

Non credo che una moglie possa essere esageratamente esigente a questo riguardo, perché a meno che non esistano tare fisiche, ella è sempre una donna, cioè una creatura gentile e pudica e perciò quello che ella vuole e si aspetta da un marito le deve essere concesso con calore e con affetto. Una donna vuole dal marito consiglio, guida, protezione, comando.., ma vuole anche, come manifestazione di amore virile, ciò che ella non chiede ma che il marito deve darle anche quando egli sarebbe più propenso a rifiutare.

Quanto esposto dimostra ancora più profondamente la necessità di fondare il matrimonio esclusivamente sull’amore. L’egoismo rende insensibili e ciechi, mentre l’amore affina la nostra sensibilità ed aumenta la nostra luce. Un marito veramente innamorato della moglie saprà anche spegnere la sete della sua compagna al momento opportuno. Egli saprà riconoscere questi momenti e saprà individuare questi desideri nonostante che essi appariranno appena indistintamente dietro i veli del pudore femminile. Un marito innamorato della moglie, infine saprà dare quello che la sua attitudine fisica gli vieterebbe di dare; egli non seguirà i suggerimenti dei suoi deboli stimoli, ma seguirà soltanto la direttrice dell’amore per imporsi quanto in un primo tempo rappresenterà un sacrificio, ma che in seguito diventerà anche per lui fonte di gioia coniugale.

No, la vita matrimoniale non deve essere un’occasione di sensualità, ma una fonte di caldo e reciproco affetto dove l’amore, libero da qualsiasi legame egoistico, possa regnare sovrano per seguire il sentiero suggerito dal bisogno puro e profondo di due cuori traboccanti della grazia e del timore di Dio.
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