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 IL FIDANZAMENTO

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IL FIDANZAMENTO (Il Matrimonio)
di Roberto Bracco
(Genesi. 2:24; Ebrei 18:4)

La Scrittura si sofferma a parlare lungamente del matrimonio, ma ignora o quasi, quello che noi chiamiamo il fidanzamento.

Evidentemente Iddio ha, intorno al matrimonio, un concetto diverso da quello che hanno molti cristiani moderni.

Anzitutto la Scrittura c’insegna chiaramente che il matrimonio deve rappresentare più che il primo, l’unico atto sessuale dell’uomo. Il matrimonio non può, non deve, essere preceduto o seguito da altre manifestazioni di sessualità. Quindi l’uomo non soltanto deve giungere al matrimonio puro, ma non deve far precedere il matrimonio da pericolose e impure anticipazioni.

In secondo luogo la Scrittura c’insegna implicitamente che il matrimonio deve rappresentare un problema da affrontarsi e da risolversi al medesimo tempo.

La Bibbia è contraria al concetto moderno del fidanzamento, perché esso è purtroppo un «acconto» del matrimonio e un trasferimento, nel futuro, della soluzione del problema matrimoniale.

Il giovane che giunge al matrimonio deve sapere chiaramente che è giunto di fronte ad un problema che non va studiato e procrastinato ma va risolto. Egli non può affrontare con leggerezza questa circostanza della sua vita e tanto meno può cullarsi nell’illusione che la soluzione ‘possa essere conseguita progressivamente, attraverso un comodo, prolungato fidanzamento.

Il giovane perciò non deve anticipare la data del suo problema affinché non faccia nascere nuovi problemi, soprattutto di carattere morale e spirituale perché il cristiano che si lega con un fidanzamento, pur trovandosi nella impossibilità di concludere sollecitamente un matrimonio, apre la porta a quella moltitudine di pericoli ai quali comunemente si espongono tutti coloro che non conoscono la Parola di Dio.

Ritengo superfluo enumerare e dettagliare quali sono tutti i pericoli connessi con un prolungato fidanzamento, perché questi sono conosciuti e rappresentano una delle tante piaghe della società moderna.

Ma come si può ben conoscere una sorella e come si può studiare il suo carattere se non mediante un fidanzamento? Questa è la domanda che molti giovani sollevano.

Questa domanda però non è molto spirituale. Con questa domanda infatti il giovane ammetterebbe, implicitamente, di poter avere una relazione amorosa o di fidanzamento per un periodo più o meno lungo, esclusivamente a carattere sperimentale. Cioè egli potrebbe studiare la fanciulla richiesta per poi lasciarla nell’eventualità che l’esame non si concludesse con risultati soddisfacenti.

Ma non è soltanto questo il lato negativo di questa domanda e di questa concezione, ed anzi non è neanche il lato meno spirituale di essa. Le parole interessate del giovane infatti esprimerebbero anche il concetto che il matrimonio dovrebbe essere il risultato delle valutazioni e delle considerazioni umane. E’ il giovane che sceglie, che studia, che esamina, che conclude….

Iddio viene posto completamente fuori da questo problema e dalla sua felice soluzione. Mi sembra che questo sia quanto di più carnale possa esserci.

Il giovane cristiano si deve affidare fiduciosamente ed incondizionatamente a Dio per la conclusione del matrimonio. Iddio gli deve recare la dolce compagna della sua vita; Iddio deve dare certezza al suo cuore che la fanciulla prescelta dalla Sua intelligenza infinita rappresenta, in modo perfetto, “l’aiuto convenevole” nella fatica quotidiana del suo sentiero terreno e del suo sentiero cristiano.

Valutazioni estetiche o valutazioni sociali non possono e non potranno mai superare le valutazioni compiute dallo Spirito di Dio che solo ci può dare e ci sa dare la fanciulla capace di appagare le più profonde esigenze della nostra vita cristiana. Quindi il matrimonio deve essere ispirato da Dio. Colui che preparò Rebecca per Isacco è capace di preparare una moglie per ognuno dei suoi figliuoli; ed Egli potrà prenderla da lontano o da vicino; potrà sceglierla bionda o bruna, magra o formosa, ma, possiamo essere sicuri, la sceglierà certamente con una abilità che supera infinitamente l’abilità dei nostri occhi o dei nostri esami soggettivi e quindi imperfetti.

Quando la scelta viene compiuta dallo Spirito di Dio, il matrimonio ha, in se stesso, la garanzia del successo, perché non rappresenta il risultato di una passione passeggera e non è la conseguenza di un calcolo, forse sbagliato, ma rappresenta ed è l’unione di due metà integranti che Iddio ha voluto e saputo congiungere.

Una volta un grande naturalista affermava che ogni uomo ha, nel mondo, la propria metà e quando riesce a trovarla egli si accorge che 1’unione di due vite può essere presa a simbolo di perfezione.

Noi cristiani possiamo concordare con questo concetto perché possiamo credere che Iddio ha “un aiuto convenevole per ogni credente”; ma questo “aiuto prezioso” non potrà mai essere manifestato dagli esami diligenti di uno o molti fidanzamenti. perché potrà essere trovato solo attraverso la guida dell’Eterno. Ed io sono convinto che unicamente per questo motivo lo scrittore del libro dei Proverbi dichiarava: “Chi ha trovato moglie ha ottenuto un favore dall’Eterno”..

Non è difficile prendere moglie, ma non è facile “trovare” la propria moglie, cioè quella che potrà rappresentare un “favore divino”.

Perciò il fidanzamento, come pratica terrena e carnale, deve essere sostituito dalla fiducia assoluta in Dio, dalla preghiera rivolta a Dio.

Praticamente il giovane che è giunto alla soglia del matrimonio, che si trova in condizione di poterlo contrarre e che ha deciso di compiere questo passo, si deve consacrare ad una vita di preghiera. Egli deve saper chiudere gli occhi e serrare le orecchie per poter raccogliere nel silenzio dei propri sensi, il consiglio di Dio e la guida Dio.

Quando il Signore avrà fatto risplendere la luce della Sua volontà, il cuore sarà riempito della benedizione. Non ci saranno perplessità od incertezze, tutto apparirà chiaro, preciso, convincente.

Il fidanzamento non sarà più necessario, ma sarà indispensabile soltanto un brevissimo spazio di tempo per compiere, di comune accordo con la fanciulla trovata, i preparativi sobri e cristiani per la celebrazione del matrimonio.

Parlo di preparativi sobri e cristiani, perché in questi ultimi anni le comunità si sono aperte alla mondanità fino a fare entrare le più riprovevoli consuetudini nel prorio seno. Moltissimi cristiani celebrano i loro matrimoni con una forma e con un corredo di accessori che li rende perfettamente identici ai matrimoni degli inconvertiti.

Noi siamo stati chiamati a santità, cioè a « separazione », e non dobbiamo quindi uniformarci alle abitudini di coloro che cercano opportunità per le loro ebbrezze, per le loro gozzoviglie e per le loro vanità.

Un matrimonio non dovrebbe essere mai una gara emulativa di doni tanto preziosi quanto superflui. Non dovrebbe essere mai uno sfoggio di abiti simbolici ed inutili. Non dovrebbe essere mai un banchettare disordinato e crapulento. Il matrimonio cristiano dovrebbe avere sempre, fra gli invitati, il benedetto Gesù e quindi dovrebbe essere mantenuto, alla Sua presenza, nel profumo dell’onestà, della santità, della riverenza.

Nel concludere ripeto: Il periodo di tempo che chiamiamo comunemente fidanzamento non deve essere una concessione di anticipi matrimoniali, e quindi i due giovani, nei rari incontri, devono osservare un portamento dì illibata castità che renda testimonianza del timore di Dio lei loro cuori.

Esso altresì deve essere soltanto un breve periodo preparatorio e quindi non deve avere esagerati od inopportuni trasferimenti nel futuro della data delle nozze.

Ed infine deve essere soprattutto una preparazione spirituale per affrontare le gravi responsabilità connesse con il matrimonio, e perciò deve essere usato come tempo di riflessione cristiana e di preghiera.

Si, se il giovane cristiano saprà affrontare il problema matrimoniale con questa severa visione spirituale, riuscirà ad evitare quei pericoli che potrebbero rovinare non soltanto la sua vita coniugale ma anche la sua vita di credente.

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