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 PRIMA DEL MATRIMONIO

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PRIMA DEL MATRIMONIO
di Roberto Bracco
(Genesi. 1:28; I Timoteo. 5:6; Tito 2:6, 7)

Un giovane cristiano ha di fronte al matrimonio delle precise responsabilità che gli derivano dalla sua professione di fede e che sono quindi in relazione alla volontà divina espressa dalle Scritture.

Egli ha una responsabilità verso Dio; una responsabilità verso la comunità; una responsabilità verso le giovani sorelle che avvicina .ed anche una responsabilità verso se stesso.

In conseguenza di queste sacre responsabilità, il giovane cristiano è chiamato a vivere nella più profonda purità e a condurre una vita prematrimoniale rigorosamente sana. Egli deve far risplendere la luce della verità e della santità, deve essere di reale edificazione cristiana e, soprattutto, deve conservare se stesso nell’integrità e nella correttezza senza mai essere motivo di turbamento o di peccato nell’ambiente giovanile che frequenta.

Le giovani sorelle devono essere sempre oggetto del più profondo rispetto spirituale e sociale e quindi le conversazioni, le relazioni o le imprese comuni fra giovani di sesso opposto devono essere caratterizzate dalla più castigata castità.

Il giovane cristiano non si deve mai permettere di oltrepassare questo limite e in conseguenza non deve mai pronunciare parole o compiere azioni che potrebbero essere licenze indiscrete o inopportune.

Coloro che assumono pose audaci e provocatorie e si servono della parola o delle circostanze per «corteggiare » con frivola leggerezza tutte le fanciulle con le quali stringono relazione, si macchiano di colpa di fronte a Dio e si assumono, per intero, il peso delle conseguenze dichiarate dalla Bibbia: « Chi rompe la chiusura il serpente lo morderà ».

Le più crude manifestazioni di peccato e di carnalità purtroppo nascono dal seme di una parola galante ed il giovane che esce dal sentiero della vera spiritualità si avvia sempre in quello della carnalità più insana. Ma pur volendo ignorare le diverse manifestazioni di sensualità che nascono e si sviluppano nel mezzo di quei giovani che invece di curare solo e sempre relazioni profondamente spirituali, fanno dei loro incontri una occasione della loro carne; pur volendo ignorare, dico, le cento leggerezze di ogni giorno, non posso fare a meno di segnalare due gravi pericoli che derivano da un contegno di carnalità.

Il primo pericolo riguarda la vita del giovane stesso. Egli seguendo l’insano sentiero eccita continuamente la sua mente ed i suoi sensi e finisce col perdere la libertà cristiana ed il controllo della propria vita, perché se una vita vissuta in Cristo preserva da ogni forma di schiavitù, una vita vissuta fuori di Cristo predispone a tutte le manifestazioni di servitù. Infatti il giovane che si lascia sfuggire la parola galante o che si abbandona ad atti indiscreti e licenziosi, il giovane insomma che non sa vedere più nella fanciulla soltanto « la sorella », ma vede in lei l’oggetto delle sue attenzioni maschili, sia pure soltanto delle sue galanterie maschili, perde progressivamente la propria virilità cristiana che è virilità spirituale e diviene vittima dei suoi sensi eccitati e riscaldati.

Egli può essere assomigliato all’incauta farfalla notturna, che è attirata da ogni lume o da ogni fiamma e che è irrimediabilmente destinata, dopo aver svolazzato di lume in lume, a bruciarsi le ali al calore di uno di essi. Quanti giovani, infatti, dopo aver assecondato le proprie concupiscenze hanno generato e compiuto il più turpe dei peccati, e quanti altri dopo aver corteggiato ed illuso una schiera di fanciulle, sono precipitati nel più infelice dei matrimoni cadendo vittime della loro superficialità.

Giovani che hanno perduto la sensibilità cristiana e la lucidità mentale che sono necessarie per affrontare le varie circostanze della vita con l’assoluto controllo della propria volontà sottoposta alla volontà di Dio.

Il giovane che vuole schivare questo pericolo deve far tesoro dell’esortazione biblica che raccomanda di avvicinare «le giovani come sorelle, in ogni castità». Egli deve essere il dominatore dei suoi desideri giovanili e non si deve mai concedere la pericolosa libertà di entrare nel sentiero della superficialità e della carnalità. Quando gli istinti sono dominati e controllati dal timor di Dio, la serenità e l’intelligenza permettono al giovane di guardare al futuro problema matrimoniale con l’occhio luminoso dello Spirito; ma quando invece gli istinti dominano in maniera quasi assoluta, serenità e intelligenza vengono turbate e se il giovane non cade in peccato è soggetto, però, come già detto a concludere il suo i problema matrimoniale nella guida delle più basse valutazioni carnali e sensuali.

Conosco molti giovani, anche nel seno della cristianità,che scontata l’ubriacatura dei sensi, si sono accorti di essere caduti nella rete dolorosa del più infelice dei matrimoni;

giovani cioè che hanno dovuto confessare di non aver avuto sensibilità, soltanto perché sì erano precedentemente riscaldati con il loro stesso contegno, con le loro parole, fino alla passione più insana o meno spirituale.

Ma se quanto detto rappresenta un pericolo, debbo aggiungere che non rappresenta però l’unico pericolo. Voglio qui di seguito intrattenermi sul secondo e non meno grave pericolo: quello di turbare ed avvilire molte povere ed ignare fanciulle.

La ragazza che si vede circondata di premure o che si sente oggetto delle attenzioni galanti di un giovane, si apre sempre, o quasi alla più rosea delle speranze: quella del matrimonio.

Se attenzioni e premure divengono insistenti e, qualche volta audaci, ella concepisce un sentimento che va oltre alla speranza intesa nel senso comune della parola.

Non bisogna dimenticare infatti che la donna attende il matrimonio, mentre l’uomo generalmente cerca il matrimonio Non bisogna dimenticare cioè che la donna, per le circostanze inerenti alla sua condizione, è indotta ad aspettare, e qualche volta con ansia, che un cuore si rivolga affettuosamente verso di lei.

La fanciulla quindi che si sente indirizzare frasi che esulano dalla cortesia cristiana o dalla conversazione spirituale; che si vede vezzeggiata, corteggiata difficilmente può non vedere in questo l’atteso matrimonio. E’ vero che ella non reagisce sempre positivamente a queste manifestazioni e che qualche volta anzi le producono disgusto ma non è meno vero che moltissime volte le accetta con compiacenza come una implicita richiesta di amore.

Nel maggior numero dei casi però le intenzioni dei giovani non sono cristiane, come non sono cristiane le loro attenzioni e loro parole e di conseguenza dopo aver illuso, per un periodo più o meno lungo, una povera fanciulla, passano con incurante disinvoltura a svolazzare intorno ad una nuova fiamma.

Forse il giovane crede di aver diritto ad esercitare la propria galanteria maschile come mezzo di appagamento della propria sensualità e non si rende conto dell’opera di distruzione morale e spirituale che compie, oltre che in se stesso anche negli altri. La fanciulla delusa solo raramente riesce a fare tesoro dell’esperienza amara. Più frequentemente rimane un’anima turbata; priva di fiducia in se stessa, nella fratellanza e frequentemente priva di fiducia nel Signore. Se non interviene una circostanza fortunata a sanare la ferita, almeno per quello che riguarda i sintomi esteriori, quasi certamente la fanciulla che si era aperta ad una legittima speranza e che aveva edificato sopra questa i suoi programmi futuri, rimane come una povera creatura avvilita e distrutta.

Si, è vero, una cristiana dovrebbe essere preservata, per il timor di Dio, da simili dolorose esperienze, ma questa considerazione non diminuisce la responsabilità del giovane che ha saputo approfittare del colpevole acconsentimento della fanciulla per illuderla, ingannarla e distruggerla.

Il giovane cristiano non deve desiderare avventure sentimentali e non deve esperimentare il sentiero della sensualità. Egli deve essere profondamente casto verso se stesso e, soprattutto, deve essere profondamente casto verso tutte le fanciulle con le quali ha opportunità di relazione. Le sue parole devono essere purità, le sue azioni gravità. Egli insomma non deve far precedere il matrimonio da nessuna, dico nessuna manifestazione che possa comunque essere considerata priva di una sana e severa spiritualità.

Per raggiungere questa condizione il giovane deve accettare il principio cristiano che la vita sessuale inizia soltanto con il matrimonio. Prima di esso deve saper tenere nel pugno di una volontà resa forte dalla grazia di Dio « i suoi appetiti giovanili ». Naturalmente non soltanto quegli istinti che vorrebbero indurlo a fare il damerino od il conquistatore per il piacere sensuale di udire flebili sospiri o raccogliere sguardi teneri, ma anche quelli più prepotenti che vorrebbero indurlo ad illegittimi piaceri sessuali.

Un giovane cristiano deve sapere che non esiste vita sessuale legittima fuori dal matrimonio e quindi deve accettare che qualsiasi piacere sessuale fuori del matrimonio rappresenta un immondo peccato agli occhi di Dio.

Con queste parole non mi riferisco soltanto al «desiderio impuro» , «alle relazioni impure», ma mi riferisco anche «agli atti impuri». Nella Bibbia noi incontriamo Onan, figliolo di Giuda, che contaminava il suo corpo e la sua anima concedendosi pratiche sessuali immonde. Troviamo il giudizio del Signore verso lui e la punizione del Signore sopra lui.

Giustamente è stato osservato che il più grave peccato di Onan era costituito dal suo proposito di non suscitare progenie a nome del suo fratello, ma non vogliamo però dimenticare che egli è, ed è rimasto, nel seno della cristianità, come l’esempio tipico dell’uomo che si abbandona a pratiche immonde.

L’immondizia sessuale avvilisce lo spirito e distrugge il corpo. La pratica di essa indebolisce il sistema nervoso dell’individuo fino a fare di esso un debole ed un vizioso. Infatti coloro che si danno a questo esercizio abominevole difficilmente riescono a liberarsi da questo legame infernale.

Molti giovani credono che questa pratica sia legittima purché rappresenta soltanto un piccolo aiuto dell’uomo alla natura. Essi infatti pensano di essere spinti a ciò da un imperioso bisogno naturale. Non c’è nulla di più falso; la natura in queste cose non ha bisogno di nessun aiuto perché sa da se stessa mantenere l’equilibrio dell’organismo con interventi opportuni e tempestivi. Il giovane che si abbandona a quello che comunemente viene chiamato onanismo è il giovane che ha concepito e poi generato il peccato.

No, soltanto una vita esuberante di virilità spirituale fa di un giovane un cristiano. Egli potrà apparire un indifferente, un freddo nella sua gravità e nella sua castità, ma egli sarà il solo che potrà affrontare e risolvere il problema matrimoniale nel pieno possesso delle sue risorse intellettuali, morali e fisiche. La guida di Dio potrà risplendere nella sua vita, perché nessun turbamento e nessuna debolezza ostacoleranno il fulgore dello Spirito divino.

Ed egli infine non porta, nel matrimonio, la triste eredità di un passato sgretolato o di una testimonianza contaminata, che sempre, purtroppo, hanno il loro significato negativo nelle relazioni coniugali o familiari.

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