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 Il seminatore

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Il seminatore

(Matteo 13; Marco 4; Luca Cool

Uscito dalla "casa" (Israele, coma la legge l'aveva costituito), Gesu si siede vicino al "mare" (figura dall'intera umanità): egli vuole recare alle folle qualcosa di completamente nuovo.

Questo seme - la Parola di Dio - cadrà su quattro terreni diversi:
- la strada: il cuore indurito dall'abitudine e dalla distrazione, come un luogo in cui vi si passa e ripassa continuamente;
- la roccia: il cuore duro, inconvertito, che ha soltanto l'apparenza della vita, nella quale la semenza non ha messo radice;
- le spine: il cuore non "sgombro", in cui l'erba cattiva che vi cresce soffocherà la buona semenza;
- la buona terra: il cuore che si è lasciato "lavorare" da Dio, e nel quale, se vi sarà del frutto, ciò non sarà grazie alla qualità del terreno, ma solo grazie alla semenza!

Chi è il seminatore? Nella sua interpretazione, il Signore non lo precisa, come invece fa nella parabola delle zizzanie (Matteo 13: 37). Prima di tutto il seminatore rappresenta Cristo stesso; ma è anche figura dei suoi discepoli (Ebrei 2: 3-4) e di tutti i credenti, ai quali egli concede il favore di essere uniti a Lui in questo prezioso servizio, al fine di diffondere l'Evangelo (2 Corinzi 9: 10); infine il seminatore prefigura il residuo futuro d'Israele che predicherà l'Evangelo del regno.

Quali sono gli ostacoli che impediscono alla Parola di portare del frutto? Gli uccelli che rappresentano il diavolo, sempre opposto a Cristo; la roccia, figura della carne, che "ha desideri contrari allo Spirito" (Galati 5: 17); le spine, simbolo del mondo - se uno lo ama, "l'amore del Padre non è in lui" (1 Giovanni 2: 15).

Gli uccelli

"Subito viene Satana e porta via la Parola seminata".

Azione rapida del maligno, che approfitta dell'insensibilità del cuore per cancellare ogni traccia della Parola che è stata udita. Come si è indurito il cuore? Per i figli di cristiani in particolare, non è forse con l'abitudine di udire la Parola senza farvi attenzione? "Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori" (questo avviene di volta in volta un po' di più).

La roccia

Se la strada è dura in superficie, la roccia è dura anche interiormente: è il cuore dell'uomo!

In qualche fessura della roccia può esserci un po' di terra (dei sentimenti, un interesse religioso) ma i germogli nati lì "non hanno radice in sé", dichiara il Signore. La Parola è stata ricevuta "con allegrezza"; c'è dell'entusiasmo, un'influenza, un ambiente, ma non è che apparenza, superficialità, una condizione precaria: "Sono di corta durata". Ognuno è messo alla prova (Giacomo 1: 12), ma non tutti sono trovati fedeli! E quando viene il sole della sofferenza, della persecuzione (Matteo e Marco) o della prova (Luca), coloro che non hanno lasciato dissodare profondamente i loro cuori dal Signore sono subito scandalizzati (Matteo e Marco) e si traggono indietro (Luca).

Non è forse un caso frequente tra noi? Uno ha dichiarato con gioia di appartenere al Signore; un'altro era pieno di zelo; poi si sono trovati in qualche situazione difficile, le sofferenze, il disprezzo... e la pietà si dilegua come la rugiada al mattino.

Le spine

Qui il suolo é migliore di quello roccioso: terra ce n'è, e per un momento si è nutrita qualche speranza: ma è infestato di spine. Di questa raffigurazione della parabola, le spine, abbiamo dal Signore Gesù quattro diverse spiegazioni: le cure mondane, l'inganno delle ricchezze, le cupidigie delle altre cose, i piaceri della vita. Queste nocive occupazioni sembrano essere appaiate: chi si cura molto delle cose della vita (che mangeremo? di che ci vestiremo?) corre lo stesso pericolo di colui che è abbagliato dall'abbondanza delle sue ricchezze; così pure, chi desidera ciò che non possiede è esposto quanto un altro che sprofonda nelle voluttà e nei piaceri. Queste cose, penetrate negli uni e negli altri, soffocano la Parola (Marco 4; 19).

Sulla strada, gli uccelli hanno fatto presto a portar via la Parola seminata; nel terreno roccioso, le poche radici e gli steli troppo esili sono diventati secchi in breve tempo quando il sole s'è alzato; ma le spine agiscono lentamente! Non è in un giorno che scompare la piccola pianta. Comincia una lunga lotta, lenta, inesorabile; se nulla interviene per togliere la cattiva erba, la giovane spiga indebolita, deperita, senza aria e senza luce, muore soffocata.

Nel primo senso della parabola, coloro che hanno ricevuto il seme tra le spine rappresentano probabilmente delle persone che non hanno la vita di Dio, sebbene abbiano manifestato di possederla; ma praticamente le "spine" ci minacciano tutti. Certo, esse non possono farci perdere la salvezza trovata per mezzo della fede nel Signore Gesù, ma possono farci addormentare e impedirci di portare del frutto. Non sono proprio le cure mondane o i piaceri, o le concupiscenze, che lentamente, progressivamente, infiltrandosi nel cuore, portano via il piacere della Parola e delle riunioni intorno al Signore, e poco a poco allontanano da lui?

Che fare? La Parola è "un martello" che spezza il sasso e, nel caso della roccia, potrà ugualmente operare, dissodando il suolo, riducendo a pezzi "l'io". Essa è anche "un fuoco" che può bruciare, cioè condurre a giudicare secondo Dio tutto ciò che soffoca il buon grano. "Gettando su lui ogni vostra sollecitudine, perché Egli ha cura di voi" (1 Pietro 5: 7). "Non abbiate cura della carne per soddisfarne le concupiscenze" (Romani 13: 14).

Tutti coloro che ricevono la semenza nella buona terra odono la parola e, ci dice Matteo, l'intendono: tale è la fede. Marco aggiunge: "La ricevono"; è la sottomissione. Luca precisa: "La ritengono"; prova di una obbedienza costante.

Non pensiamo che questa parabola sia destinata solo ai non convertiti. Gesù dichiara espressamente: "Tutte le volte che uno ode la parola...". Questi avvertimenti sono rivolti a ciascuno di noi, ogni volta che udiamo la Parola o la leggiamo consideriamo la conclusione del Signore: "Ponete mente a ciò che voi udite" (Marco 4: 24) e "Badate dunque come ascoltate" (Luca 8: 18).

Prestiamo dunque attenzione!
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