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 Il frutto

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girolamo
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Il frutto

"Ogni albero si riconosce dal suo proprio frutto", ci dice Luca 6: 44. Di quale natura è il frutto che noi portiamo?

Nelle sue parabole, il Signore sottolinea che il Padre cerca del frutto.

In quella dei cattivi vignaiuoli (Matteo 21: 33-44; Marco 12: 1-9; Luca 20: 9-16), il padrone manda i suoi servitori per ricevere i frutti della sua vigna, ma non ottiene niente. Egli invia pure il suo "figlio unico", ma non raccoglie un grappolo in più. La vigna non ha fruttato nulla? Al contrario, ma i lavoratori hanno tenuto il frutto per loro stessi. Questa non è sovente la nostra immagine? Abbiamo ricevuto molto dal Signore! Ma per che cosa e per chi impieghiamo tutto questo? Per Lui o per noi stessi? Attenzione: "Egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per Colui che è morto e risuscitato per loro" (2 Corinzi 5: 15) ! Come di morti fatti viventi, noi siamo chiamati a presentare noi stessi a Dio, e le nostre membra come strumenti di giustizia (Romani 6: 13). Lo facciamo? Oppure tutto il nostro lavoro, le nostre membra e noi stessi, sono riservati al nostro solo ed egoistico uso?

Nella parabola del fico sterile (Luca 13: 6-9), il padrone viene a cercare del frutto, ma non ne trova. Il coltivatore non ha più serbato il frutto per sé, ma è l'albero che non ne ha prodotto. Con pazienza, il padrone è ritornato per tre anni di seguito: nessun risultato! "Perché sta lì a rendere improduttivo anche il terreno?". Vi è allora l'intercessione del vignaiuolo, figura del Signore Gesù, che si prenderà ancora cura dell'albero "e forse darà frutto in avvenire"; se no, sarà tagliato. In quanto a noi stessi, siamo sicuri di non "rendere improduttivo anche il terreno?"

La parabola del seminatore aveva ricordato che non tutti producono del frutto nella stessa misura, ma chi trenta, chi sessanta e chi cento.

Nella parabola di Giovanni 15, il Signore fa vedere che il Padre toglie il tralcio che non dà frutto; ma se vi è del frutto, il Padre rimonda il tralcio affinchè dia più frutto. Se noi dimoriamo in Cristo, vi sarà molto frutto e il Padre sarà glorificato.

Nella parabola dei cattivi vignaiuoli, il Figlio è l'inviato del Padre; in quella del fico sterile, l'intercessore; in quest'ultima, la sorgente stessa di ogni frutto, la vera vite, il vero ceppo; ma è sempre il Padre che cerca del frutto e che, se ve n'è, è glorificato.

Il frutto si rivela principalmente in ciò che uno è (Galati 5: 22-23), nell'attitudine, nel carattere, nella personalità. Il servizio si esprime attraverso delle azioni: ciò che uno fa. Ma le due cose vanno insieme e non possono essere separate: "Portando del frutto in ogni opera buona". Ciò che noi facciamo conta, ma di più conta come lo facciamo. L'attività per il Signore, o meglio la presunta attività, di uno la cui condotta smentisca poi questa attività, e che mai porterà del frutto, sarà una pessima testimonianza, se non addirittura un ostacolo. Per contro, anche nell'inattività forzata (dovuta, ad esempio, a malattia o a prigionia per l'Evangelo), allorquando non rimane altro che il servizio della preghiera, ed eventualmente quello della corrispondenza, il seme che ha messo radice nel cuore, può portar frutto, anche al centuplo.
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