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Giudicare gli altri

Il bruscolo e la trave (Matteo 7: 1-5; Luca 6: 41-42)

"Non giudicate", dice il Signore. Non che non si debba, quando è necessario, esercitare la disciplina fraterna o quella dell'assemblea. Ma dobbiamo guardarci dal giudicare i motivi in base ai quali altri agiscono e che noi non conosciamo. Prima di cercare di correggere gli altri e di far loro la lezione, quanto è importante togliere prima la trave dal nostro occhio. Un cieco non può guidare un altro cieco. Solo il giudizio di se stesso promette di veder chiaro per togliere il bruscolo dell'occhio del proprio fratello. Quante volte si critica questo o quel particolare della vita altrui, del suo abbigliamento, della sua casa, e non si è coscienti del proprio egoismo e dei proprio orgoglio. In Galati 6: 1, dopo aver esortato i fratelli spirituali a rialzare con spirito di mansuetudine colui che è stato colto in qualche fallo, l'apostolo aggiunge: "E bada bene a te stesso, che talora anche tu non sii tentato".

In Giovanni 13, il Signore Gesù ci ha dato l'esempio supremo. Lui, il Signore e il Maestro, non è rimasto a tavola, ma levatosi da cena ha messo da parte le sue vesti, simbolo della sua gloria; poi preso un asciugatoio e cintosene, ha versato dell'acqua nel bacino e ha cominciato a lavare i piedi dei discepoli. Con quale scopo? "Se non ti lavo, non hai meco parte alcuna" dice a Pietro. Nessuna comunione con il Signore se i nostri piedi non sono stati lavati da lui! Come nostro Avvocato, egli intercede per noi e ci conduce alla confessione delle nostre colpe. Ma il Signore aggiunge: "Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro v'ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri". In questo spirito, imitando le Sua umiltà e il Suo amore, adoperiamoci per la restaurazione dei nostri fratelli, al fine di godere insieme a loro della piena comunione con il Signore. Ricordiamo loro l'amore del Signore, ciò che Gli è dovuto, nella consapevolezza della grazia che ha agito verso loro come anche verso noi, e aiutiamoli a riprenderne coscienza.

La vita è fatta di tanti piccoli particolari: queste parabole, molto corte per la maggior parte, ci fanno vedere quali attenzioni il Signore desidera che i suoi abbiano di questi particolari. Dove sono le risorse per un tale cammino? Questo non può realizzarsi che "in novità di vita" (Romani 6: 4), dimorando in Lui. "Senza di me non potete far nulla." (Giovanni 15). Ma "colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto". Nessuna luce senza relazione con la sorgente; nessun cammino alla gloria del Signore, né testimonianza, senza comunione continua con Lui.
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