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 Il regno dei cieli preso a forza

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teofilo
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Il regno dei cieli preso a forza
William Joseph Lowe

«Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono.» Matteo 11:12

— Come capire questo versetto di Matteo 11:12?

Nel momento in cui il Signore Gesù, parlando alle folle, rendeva la Sua testimonianza a Giovanni, dicendo che «che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista», egli si trovava in una prigione da cui non sarebbe uscito vivo; e non passò molto tempo che il «re», di cui Giovanni aveva annunciato la venuta, fu anche lui messo a morte. Era così il compimento d’una profezia del Signore. Rispondendo ai Suoi discepoli che l’interrogavano riguardo alla profezia di Malachia (4:5), Gesù disse loro: «Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da parte loro.» Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista, che era infatti il precursore del Signore (Matteo 17:11-13).

Gesù ha mostrato la grazia di far vedere per pochi istanti ai Suoi discepoli la gloria della Sua venuta futura «nel suo regno», ma il regno non era ancora stato stabilito e non poteva esserlo prima che Gesù non compisse l’opera di redenzione, morendo sulla croce.

Quando il Signore stava per entrare a Gerusalemme, pochi giorni prima della Sua morte, la folla che l’accompagnava pensava che il regno di Dio fosse sul punto di essere stabilito. Ma allora Egli mostrò con una parabola che, per ricevere il regno, doveva prima andare «in un paese lontano», cioè in cielo, e poi «tornare» (Luca 19:11-12).

Senza di questi avvenimenti, la profezia di Daniele non poteva compiersi, perché è detto in modo chiaro che il Figlio dell’uomo verrà «sulle nuvole», nel momento in cui Gli verrà dato il dominio eterno ed un regno che non sarà mai distrutto, affinché tutti i popoli, le tribù e gente di ogni lingua lo servano: «Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.» (Daniele 7:13-14)

In vista dello stabilimento del regno dei cieli, il Signore, come anche Giovanni, aveva predicato il pentimento. Giovanni non aveva fatto alcun miracolo, ma Gesù aveva accompagnato la Sua predicazione con molti miracoli di grazia e di bontà, che tuttavia non ebbero un’impressione duratura sul popolo incredulo. Egli li paragonò allora a dei bambini seduti nei mercati che gridano ai loro compagni: «Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto» (Matteo 11:17). Avevano prestato ascolto all’austera predicazione di Giovanni, che li chiamava al pentimento, e non si erano lasciati intenerire dall’intervento potente del Dio di ogni grazia, per cercare presso di Lui il perdono e la pace.

La folla, la nazione in generale, era rimasta indifferente; i capi tenevano già consiglio contro Gesù per farlo morire e ci voleva ben poco perché la folla si allineasse con il desiderio dei suoi capi e gridasse: «Crocifiggilo!»

Questo era il momento solenne in cui Gesù parlava di Giovanni, il maggiore e l’ultimo dei profeti di Israele. Il regno era annunciato, ma non ancora stabilito e per prendervi parte, mettendosi dalla parte del re rifiutato, bisognava andare contro l’andazzo del mondo che non voleva saperne della gloria e della santità di Dio.

La potenza dello Spirito spingeva l’uomo a fare un percorso attraverso tutte le difficoltà e contro tutta l’opposizione dei capi della nazione e in mezzo ad un popolo cieco, per beneficiare, costi quel che costi, di un regno il cui re era rifiutato dalla cieca incredulità di coloro che avrebbero dovuto riceverLo.

Visto che il re era venuto nell’umiliazione ed era stato rifiutato, bisognava usare «violenza» per entrare nel Suo regno... Se il regno fosse venuto in modo glorioso e con grande potenza da parte del suo Capo, non sarebbe stata necessaria la violenza per entrarci; i figli del regno ne avrebbero goduto, per l’effetto efficace di questa potenza; ma Dio voleva invece che essi fossero messi alla prova moralmente.
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