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di Roberto Bracco

Ci sono alcuni che pretendono essere cristiani senza sentire il più debole desiderio o il più piccolo dovere di offrire la loro vita a Cristo.  Questa pretesa è assurda perché non si può essere cristiani ed essere contemporaneamente indifferenti verso Cristo. Il cristianesimo è, oltre a tutte le cose esposte precedentemente, passione per Cristo, comunione con Cristo.

L’Apostolo Paolo assomiglia le relazioni della chiesa cristiana con Cristo a quelle che uniscono i coniugi nella vita matrimoniale. Come è inconcepibile un matrimonio nel quale una sposa rifiuti di offrire la propria vita allo sposo, così è inconcepibile un cristianesimo nel quale manchi l’offerta pura e sincera a Cristo. Dove non c’è offerta, non c’è amore e dove non c’è amore c’è indifferenza. L’indifferenza può essere ammessa in coloro che non hanno conosciuto Cristo, ma non può essere concepita in quanti si professano suoi discepoli.

Anche la natura c’insegna che l’amore ci spinge a dare. Quando amiamo un oggetto desideriamo dare ad esso tutta la nostra cura e tutte le nostre attenzioni, e quando amiamo sinceramente una persona, sentiamo il bisogno di dare tutto ciò che può fare la felicità della persona amata. Amore e offerta, dunque, si fondono anche nella vita naturale, quasi ad insegnarci che queste due realtà, sul terreno pratico rappresentano una sola, inscindibile, entità. Se sei cristiano, devi sentire il bisogno imperioso di onorare Cristo e di compiacere Cristo con la tua offerta; se non senti questo bisogno vuol dire che non sei stato mai cristiano o non sei più tale.

Il discepolo di Gesù offre spontaneamente ed entusiasticamente la propria vita al Maestro. Egli gioisce quando può dare a Gesù il proprio tempo, le proprie energie, i propri beni perché egli  “sente” che le sue offerte rappresentano le espressioni pratiche del suo amore ardente per Cristo. L’offerta più frequente e più naturale del credente è costituita dalla “lode”. Il vero credente loda sempre il Signore; lo loda con ardore e con gratitudine, con sincerità e in adorazione. La lode, assieme alla preghiera, o la lode come preghiera, è il linguaggio più espressivo dell’amore.

lo benedirò sempre il Signore e la sua lode sarà sempre nella mia bocca! Questa dichiarazione contenuta nei salmi rappresenta la regola del cristiano: nella gioia o nella prova; attraverso le tenebre o al chiarore del sole egli loda sempre e con slancio il Nome del Signore. Se sei cristiano, non puoi tacere perché la tua vita è colma e traboccante di motivi di lode. Il cielo è aperto sopra te e Iddio è presente nella tua vita: tu non puoi non elevare lodi al cielo.

Paolo lodava il Signore nelle Comunità e lo lodava nelle solitudini; lodava Cristo nei giorni di tranquillità e lo lodava nelle sofferenze e nelle prigioni. Egli non manifestava un eroismo particolare, ma semplicemente il cristianesimo, il vero cristianesimo. Se lasci passare le tue giornate senza lodare il Signore o se bastano le piccole avversità della vita per spegnere la lode sulle tue labbra o dentro il tuo cuore, tu non vivi cristianamente.

Nella miseria, nella sofferenza, nella malattia, nella persecuzione un cristiano deve essere sempre facilmente riconoscibile dalla lode che offre a Cristo. Assieme alla lode, il vero cristiano offre al Maestro tutte le altre risorse della sua vita: il tempo, le energie, i beni.

Certi sedicenti cristiani trovano tempo per ogni cosa, ma non riescono a trovare il tempo necessario per offrire a Cristo; riescono a trovare energie per ogni occupazione, ma non trovano capacità ed energie per offrire al Maestro.

Non hanno tempo per pregare, per studiare le scritture, per compiere opere cristiane, per partecipare la comunione fraterna; non hanno forza e abilità per il servizio, per l’evangelizzazione… In altre parole si sentono nell’impossibilità di presentare le loro offerte a Cristo. Quest’impossibilità deriva unicamente dalla qualità del loro cristianesimo che invece di essere originale, è soltanto imitazione.

Il vero cristiano desidera parlare con Cristo e brama ascoltare Cristo. Offre la preghiera al proprio Maestro perché essa è il colloquio dell’anima, il mezzo per riversare nel grembo di Cristo le espressioni di affetto e le richieste sincere e per ricevere da Cristo consolazioni, gioie e benedizioni.

Il vero cristiano altresì desidera studiare ed investigare le scritture non soltanto perché esse suggellano le preziose promesse del cielo, ma perché in esse è contenuta la legge del Maestro. Il cristiano sente la necessità di offrire la propria attenzione e il proprio tempo a Cristo mediante l’esame accurato e vivente della Sua divina parola perché essa è il cibo dell’anima, l’alimento indispensabile per vivere la vita dello spirito, la vita cristiana.

Nello stesso modo che desidera la preghiera e lo studio delle scritture, il cristiano desidera ardentemente offrire il proprio tempo nella ricerca della comunione fraterna. Uno dei fenomeni del  “cristianesimo moderno” è rappresentato dall’isolazionismo; s’incontrano frequentemente sedicenti credenti che vivono il “loro cristianesimo » separato dagli altri.

Il cristianesimo degli isolati non è originale, soprattutto se è provocato dal desiderio di non impiegare il proprio tempo nella ricerca della comunione fraterna. In altre parole: coloro che non hanno tempo per avere comunione col popolo di Dio, che non hanno tempo per vivere in mezzo al popolo di Dio, non hanno tempo da offrire a Cristo e perciò non appartengono alla schiera dei suoi discepoli.

Tempo ed energie sono le offerte che il credente presenta costantemente sull’altare dell’amore cristiano. E’ meraviglioso constatare il funzionamento armonico del  “Corpo di Cristo”. Non tutte le membra sono impegnate in grandi compiti, ma tutte vivono, si muovono in funzione della vita del corpo. Tutte hanno tempo ed energia per il corpo e tutte danno, in ogni momento il proprio tempo e la propria energia nel corpo.

Nella chiesa ci sono i ministeri spirituali e quindi ci sono i ministri che li espletano, ma, oltre a questi, anche “tutti” i credenti fanno parte del corpo ed hanno una funzione nel corpo. Tutti devono poter dare tempo ed energia, secondo la propria funzione, per la vita gloriosa del corpo. I ministri sono forse impegnati in compiti fondamentali che richiedono “tutto” il loro tempo, ma gli altri sono ugualmente impegnati nella vita del corpo al punto di dover dare  “tutto il tempo e tutte le energie” che il corpo richiede.

Il commerciante che prima di sentirsi commerciante non si senta cristiano, non è cristiano. Il contadino o l’operaio che prima di sentirsi tali non si sentano cristiani non sono cristiani. Se un individuo sacrifica il proprio cristianesimo alla qualifica sociale che lo impegna nella vita, vuoi dire che non è cristiano, ma è semplicemente medico, commerciante, muratore ecc. E’ assurdo pensare ad un discepolo di Cristo disposto ad offrire tempo ed energie al proprio lavoro, ma non disposto a portare l’offerta del tempo e dell’energia richieste dal proprio Maestro sull’altare della fedeltà e dell’amore.

I veri cristiani lavorano per Cristo, producono a Cristo, collaborano con Cristo.  Se sono ministri, lavorano nell’espletamento dei ministeri spirituali e se non sono ministri, lavorano ugualmente nell’ambito delle proprie competenze, nelle assistenze, nell’evangelizzazione, nei compiti comunitari. Offrono ed offrono perché è attraverso l’offerta che vivono e godono profondamente il proprio cristianesimo che è un cristianesimo autentico.

C’è un’altra offerta che non manca mai nella mano del cristiano: quella dei Suoi beni, del suo denaro, Il discepolo onora il Maestro anche con l’offerta generosa delle proprie risorse economiche. Se volete misurare il cristianesimo di una comunità o di un credente pesate le loro offerte: la lode, la preghiera, lo studio, il tempo, le energie, il denaro.

Purtroppo si trovano degli impudenti pronti a rivendicare il loro titolo nonostante che non abbiano una sola offerta nelle loro mani. Noi diciamo soltanto che questi poveri illusi posseggono un cristianesimo apparente. Nel cristianesimo esiste l’offerta perché il cristianesimo è la religione di Colui che si è offerto. I discepoli di Cristo sono tali in quanto sanno essere imitatori di quel Maestro che ha dato, dato, e sempre dato con generosità ed amore.

Il cristiano dunque offre il proprio denaro; lo offre a Cristo per l’opera di Cristo e perciò non l’offre come si potrebbe offrire un’elemosina, ma l’offre come si potrebbe offrire un dono generoso ed affettuoso al proprio Maestro. C’è una differenza notevole fra la moneta di rame che fate scivolare, forse con indifferenza, nella mano del mendicante e il dono prezioso che offrite solennemente alla persona amata. L’offerta del cristiano non può assomigliare all’elemosina perché deve superare l’atto di affetto verso la persona cara al vostro cuore.

Gesù non ha bisogno, da un punto di vista generale, del nostro denaro, ma Egli lo accetta e lo gradisce non soltanto perché è un contributo al servizio del Suo Regno, ma perché è un’espressione positiva del nostro amore per Lui. Il nostro contributo e la espressione del nostro amore però non devono essere ridotti in termini di elemosina perché altrimenti invece di onorare Cristo noi offendiamo il Suo Nome benedetto. L’offerta della moneta di rame può trasformarsi, sull’altare della fede, nell’offerta d’oro, se essa esprime amore e sacrificio, ma rimane soltanto elemosina insultante se è dimostrazione di indifferenza ed avarizia.

Ognuno è accettevole a Cristo in “proporzione” di quello che possiede; quindi se l’offerta, anche povera, comporta un profondo, ma entusiasta sacrificio è e rimane un’autentica offerta. Ma se l’offerta è costituita dalla misera elargizione di una moneta tanto superflua quanto inutile, può essere definita soltanto elemosina. Non raramente s’incontrano membri di comunità cristiane che non concepiscono l’offerta del “loro denaro”. Non vogliamo dire che non concepiscono l’offerta del denaro, ma non concepiscono l’offerta del “loro” denaro. Questi cristiani soltanto in apparenza, si aspettano di ricevere offerte per loro e per la loro comunità, ma non pensano di onorare Cristo con la loro offerta. Se ci sono dei problemi economici connessi con il servizio dell’Evangelo, delle necessità finanziarie inerenti all’opera di Dio, questi credenti alzano la voce per sollecitare la generosità degli altri, ma chiudono la borsa per covare la propria avarizia.

Più di una volta abbiamo veduto povere comunità chiamate cristiane che hanno cercato di risparmiare il proprio minuto e grosso bestiame per offrire sull’altare del servizio la dolce agnella dell’uomo povero. Se questa descrizione figurativa, ispirataci dalle parole del profeta all’impenitente Davide, non dovesse essere comprensibile, diremo più chiaramente:

– Più di una volta abbiamo veduto comunità ecclesiastiche, forniate da membri facoltosi ed avari che, di fronte ad una necessità locale, hanno saputo risparmiare tutti i beni e tutte le possessioni dei ricchi del luogo per godere l’offerta generosa dei veri credenti di altre località che hanno presentato il frutto del proprio sacrificio a Cristo. L’individuo che di fronte a Colui che chiama il proprio Maestro rimane indifferente e serra la borsa, non è degno di chiamarsi del nome di Cristo.

Gesù vuol dare, ma vuole anche ricevere; vuole onorare, ma vuole essere onorato; vuole arricchire con le Sue benedizioni e con la Sua provvidenza, ma vuole altresì essere esaltato attraverso il tributo della generosità profonda e sincera. Ricordiamoci: il Maestro divino non possedeva nulla eppure ha avuto tutto quello che era necessario all’espletamento del Suo ministero. Egli non aveva ove posare il capo, ma è stato ospitato in case sontuose. Egli non aveva una tavola, ma è stato accolto alle mense più sontuose; non aveva denari, ma è stato sovvenuto in ogni necessità.

Molti hanno dato con gioia la loro casa, la loro tavola, il loro denaro, la loro cavalcatura, il loro olio odorifero e finanche la propria tomba al Maestro divino. E noi vogliamo chiamarci discepoli tenendo tutto il denaro e tutti i beni che possediamo serrati egoisticamente nella nostra mano?

Il vero cristiano offre ed offre generosamente ogni qualvolta sente ripetere la frase: – Il Signore ne ha bisogno! Con queste offerte cristiane viene manifestata la potenza della grazia che parla veramente di Cristo e dei cristiani cioè di Cristo e dei veri cristiani.  Sei cristiano? Che cosa dai a Cristo? Offri forse le briciole superflue del tuo tempo, delle tue energie, del tuo denaro?

Sei occupato più a offrire a te stesso e quindi all’idolo del tuo io oppure a Colui che chiami Maestro e Signore?
Ricordati: se ti chiami cristiano, ma non offri a Cristo, il tuo cristianesimo non è autentico.
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