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 IL VALORE DI UNA DOMANDA

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070517
MessaggioIL VALORE DI UNA DOMANDA

IL VALORE DI UNA DOMANDA
di Robero Bracco
Il risveglio spirituale ha sempre avuto inizio dal momento che uno o più credenti si sono domandati se la loro vita cristiana era realmente in regola con Dio.

Fino a tanto che i figliuoli di Dio vivono senza farsi questa domanda il risveglio non si può manifestare. Anzi coloro che lasciano trascorrere i giorni nell’indifferenza, sono condannati ad impoverire ogni giorno di più nella grazia del Signore.

Se oggi ci sono molte chiese e molti cristiani che non sentono più la presenza viva di Dio è soltanto perché queste chiese e questi cristiani non sentono il bisogno di domandarsi se la loro vita è in regola con Dio.

L’amore langue, i doni dello Spirito mancano, la potenza divina si manifesta soltanto raramente, la guida di Dio è stata sostituita dal formalismo… perché? Perché le chiese e i cristiani non sentono il bisogno di domandarsi se la loro vita sia in regola con Dio.

Quando manca questa domanda vuol dire che regnano l’orgoglio, l’indifferenza e il disordine: la vita spirituale è in crisi.

Quando torna la domanda incomincia il risveglio perché vengono respinti orgoglio, indifferenza e disordine.

L’orgoglio infatti non ci permette di domandarci se siamo in regola con Dio. L’orgoglio ci assicura che siamo in regola, anzi esso ci garantisce che “siamo ricchi” e siamo “perfetti”. L’orgoglio ci fa ricordare soltanto che siamo stati giustificati, benedetti e adottati da Dio, ma non ci fa volgere la mente alle imperfezioni che ancora ci affliggono o ai tanti doveri cristiani che ci attendono.

L’indifferenza invece fa tacere la domanda in conseguenza del fatto che ci spinge a vivere senza problemi. L’indifferenza distrugge i desideri e le promesse e impedisce di guardare avanti oppure in alto.

Ed infine c’è il disordine che fa tacere la coscienza travolgendola verso gli accomodamenti. Il disordine consiglia di mettere assieme la luce e le tenebre; il mondo ed il cielo; il Signore e Mammona. Non è opportuno chiederci quale sia la nostra condizione, dice il disordine, perché è più pratico cercare di vivere secondo le opportunità e le circostanze.

Il regno dell’orgoglio è potente ed i regni dell’indifferenza e del disordine sono vastissimi: moltitudini di credenti e centinaia o migliaia di comunità si trovano sotto la signoria di questi regni e perciò la presenza di Dio manca, l’amore langue, i doni sono assenti e la potenza si è allontanata.

Forse l’aspetto esteriore dei cristiani non ha subito tanti cambiamenti, anzi si possono anche vedere dei miglioramenti: locali bellissimi, organizzazioni perfette, predicatori eloquenti, ma il popolo è in crisi.

Manca una domanda, soltanto una domanda.

Manca soltanto una domanda perché dietro ad essa c’è tutto quello che manca.

Se l’umanità riuscirà alfine a respingere l’orgoglio, tutti i cristiani, anche i più santi, anche i più attivi, incominceranno ad ammettere di non essere “arrivati”, anzi di essersi completamente fermati, lontani dalla meta. Incominceranno ad ammettere che avevano cominciato bene, ma si sono troppo presto smarriti dal vero sentiero che avevano incominciato per lo Spirito e che hanno cercato di proseguire per la carne.

L’angosciosa domanda otterrà la più severa delle risposte ed essa dirà chiaramente che la vita dei cristiani è molto lontana dall’essere in regola con Dio.

E se l’indifferenza e il disordine saranno finalmente distrutti dalla sensibilità spirituale e dalla consacrazione; i cristiani potranno ricevere la luce necessaria per misurare l’abisso nel quale sono caduti. Potranno vedere, cioè, che il loro cristianesimo è soltanto apparente, formale, vuoto.

È soltanto da questo punto che incomincia il risveglio ed un risveglio che non incominci da questo punto non è un risveglio.

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